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Fase due in arrivo. Le Tecnologie che ci guidano tra nuovi scenari economici e libertà personali “minacciate” da App Contact Tracing

7 Mag , 2020,
esseti
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Il vero problema dell'umanita......
E.O Wilson

Così inizia una celebre frase del Biologo E.O Wilson, che qualche giorno fa è stata commentata in un post Instagram dei ,  brillantemente e acutamente “corretta”.

La scuola permanente di filosofia e immaginazione di Maura Gancitano e Andrea Colamedici ha affrontato il tema dell’utilizzo delle tecnologie nella società attuale e in particolare ha proposto una discussione sull’utilizzo dell’App Immuni , coinvolgendo il giornalista, imprenditore, docente e consulente della comunicazione del Bambin Gesù,.

L’affermazione di Wilson continua così:

…è che abbiamo emozioni paleolitiche, istituzioni medioevali e tecnologie futuristiche”
E.O Wilson

La “correzione” proposta da Tlon nel post, ribalta la costruzione e il significato della frase cogliendo, a pieno il contesto attuale.

Il vero problema dell’umanità è che abbiamo tecnologie futuristiche che approfittano di istituzioni medioevali per abusare delle nostre emozioni paleolitiche.

Nella lotta tra le “tecnologie futuristiche” e le “istituzioni medioevali” le vittime sono le “nostre emozioni paleolitiche”. Ci permettiamo  così di dare il mio ulteriore contributo.

Nicola Zamperini, Autore di Castelvecchi), ha commentato e risposto alle sollecitazioni e agli interrogativi proposti nel dialogo condotto da Andrea Colamedici, offrendo spunti di riflessione molto significativi e lucidamente onesti sul tema dell’influenza delle tecnologie, soprattutto in questa fase di “rivoluzione” dei rapporti comunicativi e sociali.

“Ogni problema oggi è un problema tecnologico”. Così si è aperto il dialogo.

Il Topic della cosiddetta fase 2 ruota tutto attorno all’utilizzo delle App di contact tracing, come Immuni, per affrontare la gestione della convivenza con il virus e riuscire controllare o arginare i rischi. La gente comune, i politichi, gli studiosi, i sociologi tutti quanti, stanno disquisendo sull’utilizzo di un App che “potrebbe” invadere la libertà personale.

Proprio in rete, si moltiplicano articoli ed interventi di autorevoli fonti di settore, che mettono in evidenza le conseguenze, positive e potenzialmente negative, dell’utilizzo di queste tecnologie, puntando l’attenzione sulla gestione dei dati personali o su aspetti legati alla sicurezza del framework che le caratterizzano.

La gestione dei dati personali però è sicuramente l’aspetto che più suscita preoccupazione e scandalo nell’opinione comune, mentre gli addetti ai lavori analizzano anche l’aspetto della cybersecurity legato alla maggiore diffusione di possibili accessi di attacco. Aspetto quest’ultimo non meno inquietante.

Dobbiamo però onestamente chiederci di quale invasione ai dati personali dovremmo correttamente preoccuparci. Non ha senso illuderci sul fatto che questo terreno sia stato fin’ora inesplorato. Quale differenza potrebbe esserci nell’utilizzo di queste tipologie di App rispetto a tutto quello oggi stiamo già utilizzando?

Chiunque ormai si renderà conto che non c’è nessuna differenza (se non quella di essere utilizzata ad uno scopo legato alla salute e quindi percepita più invasiva), ma forse il fatto che una voce più o meno ufficiale ci “suggerisca” di utilizzarla, ci costringe ad un allarme un po’ ingenuo.

Come afferma Zamperini nel corso del dialogo, possiamo rinunciare alla tecnologia se la consideriamo minacciosa, invasiva e lesiva delle nostre libertà personali. Nessuno ce lo impedisce. Bisogna senza dubbio esssere creativi e soprattutto capaci di sapere come farlo. Dobbiamo però soprattutto essere coscienti di cosa significa e accettare di rinunciare anche ad altre abitudini che oggi, sono irrinunciabili per tutti o almeno per molti. Abitudini personali, ma anche abitudini legate a tutti gli aspetti sociali ed economici della nostra società e molto probabilmente anche ai nostri stessi diritti civili.

covid19_immuni

E se per ipotesi la diffusione del Corona virus avesse colpito le tecnologie e non l’uomo e per provare ad arginare il disastro avessimo dovuto rinunciare ad internert, ai social, alle telecomunicazioni?

Non serve pensare all’apnea dei nativi digitali o della generazione Z per rendersi conto dell’effetto che si verrebbe a creare, ma basta ammettere umilmente che la vita di tutti noi abitanti del 21° secolo è strettamente legata alla tecnologia e a quello che ne consegue.

Nel corso dell’epidemia è la “rete” che ha vinto la sfida. Non ha fatto altro che accogliere tutti e raccogliere dati.

Ecco qui un esempio di chi realmente sta investendo sul futuro: Un “impresa” che sta acquisendo risorse (i nostri dati) per capire e prevedere come si trasformerà in futuro, il mercato e la società.

Zamperini indica chiaramente che oggi, le grandi corporation tecnologiche, sono le uniche che conoscono lo stato d’animo del mondo, le paure del pianeta e la salute di tutti noi.

Oggi più che mai, stati d’animo, opinioni, legami e contatti, sono convogliati nelle grandi piattaforme e in rete.

Quando le aziende saranno pronte per ricominciare a vendere — e qui si apre un altro mondo — saranno i dati raccolti delle corporation tecnologiche quelli che le faranno vendere….

Cediamo molto volentieri (o inconsapevolmente) i nostri dati per far si che la rete (o un Brand) soddisfi i nostri desideri, ma dimentichiamo che cediamo già informazioni forse molto più invasive di quelle che un App come Immuni acquisisce e che per di più viene utilizzata per fronteggiare un pericolo che minaccia in sostanza la ripresa stessa delle attività e della nostra economia.

Vogliamo ripartire ma non siamo disposti a fare in modo che possiamo farlo utilizzando strumenti che possono favorire una ripresa sicura? Intanto possiamo continuare a fare ricerche su Google, condividere pensieri e festeggiare eventi su Zoom. Sicuramente qualcuno, domani ringrazierà.

La realtà ci dice che un App come Immuni già esiste e opera. Anzi un “App” molto più importante e potente di Immuni.

Zamperini ricorda anche che solo attraverso Google Trends — citando un articolo del NewYork Times — un giornalista ha ricreato sostanzialmente una mappa di diffusione dell’epidemia, sfruttando i dati raccolti dal trend di parole chiave legate ad approfondimento sui problemi di gusto e olfatto (uno dei sintomi del virus).

social_dati

Anni fa, un esperimento sempre di Google — Google Trend influenzali (GFT ) — ha fornito stime dell’attività influenzale in oltre 25 paesi tentando di fare previsioni accurate sull’attività influenzale. L’idea alla base era che, monitorando milioni di comportamenti di monitoraggio della salute online di utenti, il gran numero di query di ricerca di Google raccolte poteva essere analizzato per rivelare se l’esistenza o la una presenza di malattia simil-influenzale in una popolazione.

E’ evidente quindi che la discussione attuale sulla invasività di un App per gestire un’emergenza dai risvolti economici letali per tutti, appare quanto meno un po’ fuori fuoco.

Quello su cui invece è opportuno riflettere per cercare di affrontare la realtà che ci aspetta è su come utilizzare le informazioni che possiamo raccogliere o che potremo analizzare, studiare e valutare.

L’emergenza COVID-19 ha segnato un punto di svolta. Credo che ormai sia indiscutibile.

Ci ha fatto intravedere un altro mondo che, inutile negarlo, ci aspetterà da qui in avanti. Potremmo pensare che l’effetto COVID-19 avrà sulla futura generazione lo stesso effetto che ha avuto la tecnologia sulla nostra generazione. Non lo potremo ignorare perché avrà portato ad un nuovo modello sociale.

Cambierà tutto perché comunque dovremo convivere con questa realtà, per poco, per un po’ o per molto. In ogni caso il cambiamento è in atto e non c’è futuro se torniamo indietro.

La tecnologia può offrirci delle soluzioni, ma dobbiamo avere l’umiltà o la coscienza di accettare che non ne abbiamo il controllo, ma dobbiamo invece controllare il nostro livello di coinvolgimento…”non dobbiamo abusare delle nostre emozioni paleolitiche…”

I sistemi economici, le imprese devono accettare l’idea di lavorare su una nuova visione, riprogettare le strategie e soprattutto capire che il mercato avrà una nuova veste e nuove esigenze. E queste sono già note a qualcuno.

Starà nella capacità di acquisire parte di quella conoscenza che porterà a definire i vari punti di forza.

Report su dati e-commerce dell’ultimo periodo, dimostrano già oggi come stanno modificando le aziende le strategie di vendita e di marketing. Dovremo considerare una nuova filosofia di vita, che in ogni caso sarà presente nella realtà che si sta delineando. Un nuovo fronte che però non è sconosciuto perché già “elaborato” da dati acquisiti, comunicati espressi. Il modello di vita che dobbiamo accettare mutato in qualche modo, offrirà sempre di più dati e informazioni alla rete.

Ora più che mai dobbiamo guardare oltre l’attuale. Ora più che mai parlare di innovazione significa comprendere, sotto tutti i profili sociali, il cambiamento che stiamo vivendo.

La diffusa tendenza a mettere in luce tutti gli aspetti che prima avevamo trascurato, che prima non avevamo il tempo di, che prima non erano necessari, che prima erano scontati…ora non lo sono più grazie al COVID-19. Ma direi a questo punto grazie alla rete che ha raccolto questo nuovo mood mondiale e che ce lo mostra, anche se in piccolissima parte.

Questo potrebbe essere già un dato…. nuovi bisogni, nuove priorità che possiamo già vedere, proprio grazie a tutti noi che ogni giorno utilizziamo, non un App che ci segnala possibili situazioni di contagio, ma semplicemente lavorando, facendo running, andando al cinema o prenotando un ristorante.

Un’azienda che pensa ad una visione strategica futura non può tenerne conto.

E già qualcuno lo sta facendo.

Concludiamo con l’esempio di un’icona del mondo della moda come Giorgio Armani, che ha dichiarato guerra ad una visione del mercato che non ha più ragione (e credo non sia solo un aspetto morale…) di esistere.

Cogliendo l’umore attuale ha ridisegnato il suo approccio al mercato, un nuovo modello di produzione e organizzazione della sua Maison per diffondere un nuova mission per il suo Brand.

‘Non si può pensare solo al profitto. La moda deve rallentare se vuole ripartire. E tornare a essere umana…L’emergenza in cui ci troviamo dimostra che l’unica via percorribile sia un attento e ragionato rallentamento…Trovo assurdo che si possano trovare in vendita abiti di lino nel bel mezzo dell’inverno e cappotti d’alpaca d’estate per la semplice ragione che il desiderio d’acquistare deve essere immediatamente soddisfatto”

Siamo certi che qualcuno lo seguira.

Gestire la sicurezza con gli strumenti giusti

4 Ott , 2017,
esseti
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Come prepararsi a gestire al meglio la sicurezza in azienda

Strumenti per gestire la sicurezza in aziendaAssicurare alla gestione aziendale un sistema in grado di garantire la continuità delle attività in caso di eventi dannosi o predisporre un sistema di monitoraggio e controllo dei dati in maniera strutturata, sono ormai priorità essenziali per una efficace gestione aziendale e requisiti necessari per adempiere a specifici requisiti normativi.

Sappiamo ormai che l’imminente applicazione del nuovo regolamento europeo in materia di protezione dei dati (GDPR), richiede una predisposizione dei sistemi, delle competenze e delle strutture informative, adeguate a sostenere un standard specifico per la corretta gestione dei dati.

Uno dei pilasti principali dell’applicazione del nuovo regolamento indica infatti l’esigenza di definire un sistema di privacy by design, in cui la gestione della sicurezza non deve essere più un intervento ex-post ma un vero e proprio sistema di strumenti operativi e di processi di gestione adeguatamente progettati e applicati.

Ciò non ha implicazioni solo sulle modalità di gestione dei dati, ma anche ovviamente sugli strumenti che devono essere predisposti per assicurare un processo di adeguata protezione e gestione.

Soluzioni per la gestione della Sicurezza

Esseti si affida ai produttori leader sul mercato per offrire ai propri Clienti soluzioni in grado di assicurare la continuità operativa in maniera flessibile, sicura e in linea con le prescrizioni normative.

Operare in sicurezza significa infatti garantire

  • il regolare utilizzo delle informazioni,
  • massimizzare l’efficacia della elaborazione e gestione dei dati aziendali
  • assicurare procedure ottimali per la conservazione o eliminazione dei dati secondo il rispetto dei regolmenti in materia di privacy e sicurezza

I nostri servizio di Consulenza e di Assistenza Tecnica sono mirati proprio a supportare le Imprese nella scelta degli strumenti più idonei ad assicurare questi obiettvi e a realizzare un efficace sistema di controllo e monitoraggio.

Conoscere i linguaggi di programmazione per applicazioni Web

27 Apr , 2017,
esseti
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programmazione per applicazioni web

Il trend della programmazione delle applicazioni web. Come imparare a sviluppare applicazioni web e con quali strumenti.

Grazie alla diffusione di nuove tecnologie e di nuovi linguaggi, negli ultimi anni le tecniche di programmazione si sono sviluppate in modo esponenziale dedicandosi ampiamente alle applicazioni web.

Si tratta di un mondo in continua evoluzione nel quale si assiste quotidianamente  all’emergere di nuovi trend di sviluppo web e all’affermarsi di nuove prassi realizzative.

Iniziamo col dire che una applicazione web può essere un semplice sito web, un servizio dedicato ma anche un software per il calcolo, più in genere un qualsiasi programma che elabora i dati principalmente su un sistema remoto (all’interno di internet).

La diffusione esponenziale di questo tipo di software è dovuta essenzialmente dalla sua capacità di essere utilizzato da tutti i dispositivi dotati di un browser, quindi PC, tablet, smartphone ecc…

Lo sviluppo di questo settore andrà ad influenzare moltei prodotti e molte abitudini e le richieste di sviluppatori in questo settore sono in costante crescita.

Si sta assistendo al decollo di alcuni fenomeni basati proprio su queste premesse. App Annie, specialista di mobile business intelligence, nel suo report “Top App Predictions of 2016” ne individua dieci, con tre principali denominatori comuni: fintech, Internet of things e video entertainment.

Ci sono ovviamente diverse  possibilità e diversi ambienti di sviluppo a disposizione per sviluppare applicazioni per qualsiasi dispositivo e ognuna può presentare vantaggi e svantaggi.

programmazione per applicazioni web

La scelta su quali linguaggi di programmazione utilizzare dipende dalle conoscenze di cui si dispone e dal tipo di applicazione che si vuole sviluppare, oltre che dal target di riferimento.

Nel corso degli anni la maggior parte degli sviluppatori web ha costruito il proprio armamentario personalizzato fatto di strumenti, tool, software di programmazione, framework e librerie di ogni sorta.

Con l’avvento delle tecnologie di clouding oggi non è più necessario installare “ambienti di sviluppo integrato”, ma è sufficiente utilizzare il proprio browser per programmare interfacce web con l’unico requisito di essere costantemente collegati alla Rete.

Per aiutarti a sviluppare le tue conoscenze e darti utili indicazioni su come approcciare al mondo degli sviluppatori, Esseti offre un catalogo di corsi specifici sull’utilizzo delle tecnologie  più popolari oggi disponibili, fornendo indirizzi e riferimenti utili per iniziare lo sviluppo delle proprie applicazioni.

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Banda Larga e IoT: in constante crescita l’accesso alla rete delle IoT . Tecnologie indossabili, automobili connesse in rete, industria 4.0.

3 Giu , 2016,
esseti
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Le connessioni Internet of Things supereranno quelle da smartphone entro il 2018.

Fonti:Research and MarketsCommissione europeaEricsson Mobility Report

Già molto si è detto sullo sviluppo costante dell’IoT (Internet delle cose), sulla modifica degli stili di vita lavorativi e sociali, sull’iperconnettività degli oggetti intelligenti collegati tra loro, nonché sull’enorme quantità di dati che viaggiano in rete o sulle “nuvole” e su come questi ormai siano diventati più appetibili rispetto ad ogni altra risorsa. Non è più solo una questione di dati personali e di tutela della privacy,  ma fonte di enormi opportunità di businness.

Molto ancora ci sarà da dire.

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Non si arresta infatti il trend positivo che vede il  tasso di crescita composto annuo del settore dei chip per l’Internet of Things (IoT) crescere dell’11,5%  e entro i prossimi due anni saranno connessi alla Rete più oggetti IoT (termostati, telecamere, sensori ambientali, etc.) che cellulari intelligenti.

Questi i dati di sintesi che emergano da due importanti apporti  internazionali di monitoraggio come il recente Mobility Report, datato giugno 2016, e il  Rapporto Research and Markets: “IoT Chip Market by Application Vertical & Geography – Global Forecast to 2022.

Questa invasione di accessi e di dati, determina la necessità di ampliare gli “spazi” di azione, la velocità di comunicazione, la solidità delle strutture che gestiscono e forniscono servizi.

Tradotto in termini economici in 5 – 6 anni, il  segmento dell’Internet delle cose passerà da un valore di circa 4,58 miliardi di dollari dell’anno passato ai 10,8 miliardi di dollari stimati per il 2022

Secondo il Rapporto della Commissione europea, nel 2020 saranno più di 6 miliardi gli oggetti intelligenti interconnessi su piattaforme Internet of Things (IoT), per un mercato che varrà qualcosa come 1.181,6 miliardi di euro, il 7% tondo del PIL dell’Unione europea a 28 Stati. Secondo studi specifici sull’Italia, ciò si traduce attorno ad un 5,4% del PIL nel 2020 (era calcolata al 2% nel 2014).

La “domanda di rete” è definita ormai da diverse aree tecnologiche che, stimolando la produzione di chip dedicati, riguardano non solo il rapporto comunicativo tra prodotti e servizi, ma l’utilizzo degli stessi dispositivi ‘indossabili (wearable device) ai prodotti e servizi per la salute, dai gadget elettronici (sconsumer electronic) alla building automation, dall’industria 4.0 all’automotive e i trasporti (connected cars, driverless cars).

Come già evidenziato, lo spazio necessario non riguarda solo il segmento della cosiddetta Internet delle Cose, ma anche il numero di sottoscrizioni a servizi di telefonia mobile, che hanno raggiunto quota 7,4 miliardi nel primo trimestre del 2016, con un aumento su base annua pari a circa il 3%.

Le sottoscrizioni di servizi di accesso a banda larga mobile, nel dettaglio, hanno raggiunto quota 3,7 miliardi, con una crescita anno su anno pari a circa il 20% e un incremento di circa 140 milioni soltanto nel primo trimestre del 2016.

Il contributo maggiore arriva comunque dai Paesi Asiatici, in testa l’India (+21 milioni). A seguire, Myanmar (+5 milioni), Indonesia (+5 milioni), USA (+3 milioni) e Pakistan (+3 milioni).

Paesi come Giappone, India e Cina, sostengono i ricercatori di Research and Markets, stanno progressivamente aumentando gli investimenti in ricerca e sviluppo proprio per promuovere l’utilizzo dell’Internet of Things nei settori di mercato appena menzionati. E proprio in Asia è attesa la crescita maggiore della domanda di chip per soluzioni IoT a livello globale.

Sul fronte delle connessioni, il rapporto Ericsson indica che le sottoscrizioni di servizi GSM/EDGE rappresentano ancora oggi il grosso del totale delle sottoscrizioni, ma nel 2021, prevedono gli esperti di Ericsson, il numero degli abbonamenti a servizi LTE e WCDMA/HSPA supererà di oltre il doppio quello degli abbonamenti GSM/EDGE.

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