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Strumenti aziendali nell’ambiente abitativo

3 Apr , 2020,
esseti
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Quindi occhi aperti e porte chiuse.

Banda Ultra Larga. Finalmente la svolta?

13 Ago , 2015,
esseti
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I primi 2,2 Miliardi messi a disposizione dal Governo interesseranno le aree più depresse.

Fonti: Ministero Sviluppo economico (MISE),

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I dati dell’Italia, rispetto al resto d’Europa, per copertura sulla Banda Ultra Larga, ci collocano come fanalino di coda solo davanti alla Grecia che, guarda caso, abbiamo superato nell’ultimo anno. Mentre il mondo viaggia sull’autostrada noi continuiamo a viaggiare nei sentieri di campagna.

 Gli investimenti del Governo in questi anni su questo fronte sono risultati del tutto inefficaci, se non addirittura inesistenti. La partita che quindi si sta aprendo a seguito dell’annuncio in Conferenza stampa da parte del presidente del consiglio Matteo Renzi del 6 agosto scorso, sembra appena cominciata. Ma il gioco è ancora aperto?

In Francia ci sono già connessioni 500 Megabit, nelle case. Nell’Est e Nord Europa, Stati Uniti, Singapore, Corea del Sud, Giappone e Hong Kong ci sono 1-2 Gigabit al secondo (da noi sono velocità da grandi aziende). Tutto questo è possibile solo con fibra ottica nelle case, ma gli operatori italiani hanno deciso di puntare tanto, nel breve-medio periodo, su fibra ottica fino agli armadi, che al momento non può garantire nemmeno i 100 Megabit.

Il via libera arriva dal CIPE, che ha dato l’ok per l’assegnazione di 2,2 miliardi di euro ” che consentiranno di partire immediatamente con la fase attuativa”.

Questa partenza, forse ormai tardiva però, deve essere accompagnata da altre risorse, che saranno conferite al Piano con successivi provvedimenti normativi ancora tutti in cantiere.

Complessivamente è previsto l’impiego di risorse per ben 4,9 miliardi di euro. Insomma dei 12 miliardi, 7 arriveranno dallo Stato e 5 da parte dei privati.

Il pubblico interverrà costruendo direttamente l’infrastruttura mentre saranno previsti incentivi e agevolazioni a favore degli Operatori che potranno fornire il sevizio sia su rete fisse che wirless.Tali incentivi andranno gradualmente riducendosi a favore delle quote private nelle aree già coperte e parzialmente coperte, mantenendo comunque opportunità di defiscalizzazione, incentivi e credito agevolato.

Sul terreno di gioco ora ci sono quindi gli Operatori, che a questo punto non possono più rimandare l’attuazione delle proprie strategie d’investimento. Per il momento il matrimonio tra Tre e Wind annunciato nello stesso giorno, ridefinisce le quote degli Operatori mobili, portando Telecom al secondo posto e Vodafone al terzo. Telecom Italia dall’altro alto ha annunciato 750 Miliardi di investimento sulla Banda Larga e si è aggiudicata, tutti i bandi di gara indetti dal Ministero per lo Sviluppo Economico, attraverso Infratel Italia, per lo sviluppo e la diffusione delle banda ultralarga nelle seguenti sette regioni: Molise, Lazio, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e, per ultima, la Sicilia.

L’Italia infatti, oltre a dover recuperare posizioni con l’Europa e il resto del Mondo, deve anche colmare il divario Nord-Sud. Per questo il nel Piano del Governo schiarisce che i primi investimenti dovranno partire dalle c.d. zone bianche, quelle a fallimento di mercato, che il piano identifica come C (dove i privati investirebbero con incentivi) e D (dove nessuno vuole investire). Queste zone ospitano il 35% degli italiani e fondamentalmente sono quelle dove persino l’ADSL stenta.

I progetti di Telecom Italia riguardano la realizzazione di infrastrutture di rete che beneficiano di un finanziamento pubblico di circa 358 milioni di euro per la componente passiva (scavi e fibra spenta) a cui si aggiungono ulteriori 394 milioni a carico di Telecom Italia, di cui 179 per la componente passiva e 215 per l’elettronica necessaria ad erogare il servizio a banda ultralarga con velocità da 30 fino a 100 Mbit/s.

Il Piano del Governo definisce quindi una strategia di investimento basata su sinergie pubbliche-private. I 12 miliardi complessivi di investimento, dovranno comporsi di 5 Miliardi provenienti da fondi privati e 7 Miliardi da fondi pubblici. Di questi ultimi 4,9 vengono da iniziative del governo e 2,1 dai Fondi strutturali Regionali.

Il Mondo delle Telecomunicazioni è quindi in fermento, e i primi colpi si stanno avvertendo sul mercato privato, sul fronte commerciale della Rete. Bisogna convincere gli utenti ad abbonarsi mantenendo canoni sostenibili e alleandosi con i fornitori di produzioni premium.

Gli ultimi dati dicono che ora le reti fibra (perlopiù “fino all’armadio stradale”, con l’ultimo tratto in rame fino a case dell’utente) sono sul 35 per cento della popolazione e saranno sul 50 per cento entro fine anno. Gli abbonati erano 902mila a marzo (secondo Agcom), contro i 776mila di dicembre, quindi adesso possiamo considerare già superata quota un milione. L’Italia ha così il più basso rapporto tra abbonati e utenti coperti, in Europa. Gli operatori devono correre per evitare di ritrovarsi con reti sotto utilizzate e quindi un grosso buco nel bilancio. Il rimedio è una doppia strategia: prezzi bassi (al punto da rivaleggiare quelli della Francia, nota “mecca” della banda larga) e contenuti premium.

L’infrastruttura della Rete sarà però strategica soprattutto però garantire al contesto produttivo e dei servizi, di competere alle stesse condizioni degli altri Paesi. La copertura della Banda ultra Larga permetterà (speriamo ancora in tempo) al sistema produttivo del nostro paese, (quello che rappresenta la nostra identità e anche il nostro vero potenziale) composto da molte medio-piccole imprese che hanno bisogno solo di “essere presenti” sul mercato e poter utilizzare le opportunità offerte dalle nuove tecnologie, introdurre e migliorare l’utilizzo dei servizi on line, così come gli skills ICT e della cultura digitale nei processi di lavoro. Diversi scenari infatti possono essere alla portata delle nostre eccellenze e delle nostre competenze produttive, nonché a garantire un miglior servizio socio-economico. Si pensi ad esempio alla telemedicina, al telemonitoraggio video degli anziani malati, alla tele-diagnosi, che permetterebbe di ridurre i costi della Sanità, rendendola al tempo stesso più efficiente.

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