Category Archives: Soluzioni IT

Protezione sicura del network aziendale

5 Feb , 2017,
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Firewall di nuova generazione per ottimizzare la sicurezza della rete aziendale.

Sviluppare un sistema che consente di gestire le attività aziendali con facilità e immediatezza è senza dubbio un elemento accattivante per il mangement. Ma l’altra faccia della medaglia è la facilità con qui questa gestione può essere compromessa dagli attacchi esterni o dalla poca precauzione con cui ci sia pproccia a questo modello di gestione.

sicurezza della rete aziendaleCloud, IoT, accessi remoti e connettività. Le modalità di accesso al network dell’azienda si moltiplicano in conseguenza delle nuove esigenze del business. Proteggere questi accessi diventa quindi prioritario e indispensabile con Firewall di nuova generazione.

Gli interventi di messa in sicurezza della rete sono quindi necessari (forse di più) di quanto lo sia la stessa digitalizzazione dei processi aziendali, dalla gestione alla comunicazione.

Il campo di attacco (che copre rete, applicazioni, dati e utenti in un ambiente ormai senza confini) rappresenta una delle sfide maggiori per i responsabili della sicurezza aziendale.

Per questo anche le funzionalità di base della tecnologia firewall non possono più essere limitate alle applicazioni e al traffico di rete, ma devono evolversi per coprire l’intera superficie esposta a minacce.

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Server dedicati: sicurezza e affidabilità

4 Feb , 2017,
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Investire su Server Dedicati con una occasione imperdibile.

Google ha comunicato che da gennaio 2017 Chrome comincerà a etichettare come “non sicuri” i siti che trasmettono dati sensibili senza protocollo HTTPS. Diventa quindi fondamentale per chi ha un sito dotarsi un certificato SSL.

Scegli subito il Server Dedicato più adatto alle tue esigenze e attiva il certificato SSL icon le offerte di Esseti!

I certificati SSL sono garanzia di connessione protetta, immediatamente riconoscibile dal prefisso https:// nell’indirizzo web e dalla presenza di un lucchetto verde nella barra di navigazione.

Sicurezza e affidabilità garantità dalla qualità delle tecnologie Hardware e software utilizzate.

serverHardware DELL PowerEdge. Garanzia di massima affidabilità con i migliori modelli DELL PowerEdge e performance di alto livello con l’utilizzo di processori Intel Xeon e la possibilità di scegliere RAM DDR4 e dischi SSD

L’alta qualità dell’infrastruttura e dei servizi consente di garantire un Service Level Agreement (SLA) in linea con le più alte aspettative con il 99,9% di Uptime su base annuale per alimentazione elettrica, climatizzazione ambientale e disponibilità di rete.

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Soluzioni e Servizi >> Web Services

 

Industria 4.0 e Agenda digitale: tempo di investimenti in innovazione

31 Gen , 2017,
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Iperammortamento e agevolazioni per gli investimenti in innovazioni tecnologiche per tutte le Aziende.

Il Disegno di Legge “Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2017 e bilancio pluriennale per il triennio 2017-2019” (4127), presentato il 29 ottobre 2016 dal ministro dell’Economia e delle Finanze, Pier Carlo Padoan, oltre a confermare per il 2017 il superammortamento al 140% previsto per le aziende che investono in beni materiali strumentali nuovi, introduce anche  l’iperammortamento al 250% per investimenti in beni materiali strumentali nuovi – di cui è stato fornito un elenco dettagliato nell’allegato A – che siano “funzionali alla trasformazione tecnologica e digitale delle imprese secondo  il modello Industria 4.0”.

Iperammortamento e agevolazioniIl 25 gennaio 2017 a Roma, presso la Camera dei deputati si è svolto il Summit Industry 4.0, evento organizzato da Digital 360 che ha chiamato a raccolta i rappresentanti di quei mondi che insieme determineranno il futuro del Paese nel segno dell’Industry 4.0.

In questo incontro si è voluto dare quindi parola alle imprese direttamente interessate e coinvolte in questo importante piano di rilancio dell’indutria italiana. Passo necessario per dare via all’implementazione di un’azione sinergica di tutte le forze del Paese, dall’industria all’università alle istituzioni.

Nell’incontro sono stati affrontanti temi e questioni specifiche relative al piano Industria 4.0 con particolare riferimento agli aspetti fiscali e alle implicazioni di investimento agevolato nelle forme dell’iperammortamento e super ammortamento.

Questi temi saranno quindi posti all’attenzione dei legislatori per lasciare il campo sgombro da ogni dubbio sulla gestione degli investimenti e che il sistema impresa Italia ora non può più permettersi di rimandare.

Il nostro Team di Esperti IT è a tua disposizione per informazioni e approfondimenti sulle tipologie e le modalità di investimento che consentono di usufruire delle agevolazioni.

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Luci e ombre di Industry 4.0 Guarda i viedeo

G.Potti – Presidente CNCT


Che cos’è l’Iperammortamento

Con il nuovo iperammortamento al 250%, le aziende che operano in settori altamente innovativi,  hanno la possibilità di beneficiare di un bonus ammortamento al 250% della spesa effettuata.  Ne consegue quindi, che se un bene costa 1000 euro, può essere ammortizzato per un valore pari a 2.500 euro.

L’ iperammortamento 250% 2017 permette alle aziende di acquistare il nuovo bene strumentale fino al 30 giugno del 2018, a patto che l’ordine con il relativo acconto sia superiore al 20% e venga versato entro il mese di dicembre del 2017.


Allegato AConsulta l’elenco dei beni materiali strumentali che potranno godere dell’iperammortamento al 250%
Allegato BConsulta l’elenco  dei beni immateriali strumentali, connessi ad investimenti in beni materiali «Industria 4.0», che potranno usufruire del superammortamento al 140%

Cyber Security

30 Gen , 2017,
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Conoscere e riconoscere minacce e opportunità della rete

Quante volte facciamo attenzione a quello che scarichiamo sul nostro PC?

Quando navighiamo in internet siamo sicuri di non incorrere in “click” pericolosi?

La possibilità di utilizzare diversi strumenti e di essere sempre connessi aumenta le possibilità di comunicazione ma aumenta anche i rischi di sicurezza.

cyber security

Ma cosa si intende esattamente con Cyber Security.

Con il termine Cyber Security ci si riferisce all’insieme delle attività che riguardano l’ analisi delle minacce, delle vulnerabilità e dei rischi associati agli asset informatici, al fine di pianificare le attività e gli strumenti necessari a  proteggerli da possibili attacchi (interni o esterni) evitando così danni  fatali per l’attività aziendale.

Definire e sviluppare protezioni sotto il profilo tecnico tuttavia non basta a garanditire uno standard di sicurezza efficace.  E’ fondamentale saper gestire e monitorare le funzionalità degli stessi dispositivi tecnici, attraverso una responsabilizzazione cosciente anche dell’utente finale sugli strumenti e le azioni protettive che devono essere compiute.

In parole povere stiamo parlando di tutte le attività semplici ( aggiornamenti antivirus, attenzione nel  download di email e web ecc.) che ogni utente deve conoscere e compiere  per mantenere efficace la tecnologia di protezione che viene usata.

Tra gli strumenti software di protezione più importanti, Esseti propone e installa nelle reti aziendali su cui opera, AVG che offre soluzioni business efficaci a costi limitati, utilizzando  strumenti di controllo remoto per ottimizzare e facilitare  le operazione di gestione della sicurezza informatica (AVG ADMIN CONSOLLE).

AVG ADMIN CONSOLLE è un semplice strumento desktop remoto che segnala in tempo reale i computer non conformi consentendo l’ intervento in base alle esigenze, permette appunto di controllare in remoto tutto il palco macchine della rete aziendale semplificando le operazioni di controllo e riducendo i tempi di inattività degli utenti.

 

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Un alleato prezioso per i propri dati: il NAS (Network Attached Storage)

Gen , 2017,
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Strumenti per organizzazione, raccolta e protezione dei dati aziendali

Una delle esigenze da sempre più sentite in ambito aziendale è l’accentramento delle informazioni, dei dati e dei documenti in modo da potervi accedere in modo sicuro e fruirne facilmente in caso di necessità.

Malgrado la sempre maggiore diffusione del Cloud e di servizi quali Google Drive, Office 365, Dropbox, appare evidente come per ovvie ragioni di Governance, di Riservatezza e di Sicurezza non sia pensabile affidare alle “nuvole” tutto il sapere aziendale.

Resta quindi per il professionista e la piccola impresa la necessità di dotarsi di un server locale, “on premise”, cui affidare il ruolo di file server, andando incontro a investimenti importanti in Hardware, licenze software e a costi di gestione spesso rilevanti.

Non tutti però sanno che possono rispondere facilmente ai loro bisogni e ridurre i costi affidando il ruolo di archiviazione e condivisione ai NAS (Network Attached Storage) che spesso sono considerati come semplici dischi dotati di presa di rete ma che sono in realtà veri e propri server dotati di sistema operativo e software di gestione.

Possiamo in pratica considerare i NAS come dischi “intelligenti” e quindi configurabili in diverse modalità, per archiviare, condividere, integrarsi in reti LAN esistenti, dialogare con altri server della rete o semplicemente effettuare operazioni di backup, abbattendo i costi di investimento iniziale e di manutenzione operativa e facilitando l’accesso ai dati.

NAS

NAS (Network Attached Storage)

Esseti è in grado di proporre, sul proprio sito di e-commerce IctPlaza, una vasta gamma di prodotti NAS ed è a vostra disposizione per individuare insieme la soluzione su misura per voi.

Approfondisci su Soluzioni e Servizi >> Assistenza Informatica

Il tuo sito web è responsive?

24 Gen , 2017,
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responsiveIl tuo sito web è pronto per essere visualizzato sui dispositivi mobili?

L’ottimizzazione per differenti dimensioni degli schermi è un’attività imprescindibile nella realizzazione di un sito web. L’obiettivo è quello di rispondere alle esigenze di accessibilità degli utenti da diversi dispositivi. In questo modo il visitatore può vedere i contenuti presenti ottimizzati a seconda delle dimensioni del proprio device.

Lo scorso 31 ottobre il noto sito di web marketing Search Engine Journal riporta la notizia (vai alla notizia) diffusa dall’Agenzia Reuters (vai al report) che segnala che nel 2017 il 75% dell’uso di internet sarà mobile. Reuters ha riportato inoltre l’estratto di uno studio compiuto dall’agenzia Zenith, che opera nel settore dei media, la quale anticipa anche che nel 2018 il 60% della spesa per la pubblicità nel web sarà dedicata al settore “mobile”.

Google ci aiuta a capire se il nostro sito web è responsive offrendoci uno strumento per misurare il grado di responsività di un sito!

Sai se il tuo sito passa il test di responsività di Google?

È un test che Google mette a disposizione di coloro che vogliono verificare se un sito web rispecchia certi parametri di navigabilità sui dispositivi mobili quali smartphone e tablet.

Testa il tuo sito: https://www.google.com/webmasters/tools/mobile-friendly

Ritorna anche a te il testo: “Fantastico. Questa pagina è ottimizzata per i dispositivi mobili.” ?

Se la risposta non è questa e hai bisogno di aiuto il team di Esseti è a tua disposizione!

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Mobile Trasformation: dove si concentreranno le strategie di digital marketing

15 Ott , 2016,
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Fonte: digital4.biz; dday.it

L’utilizzo sempre più costante dei dispositivi mobili trasforma inevitabilmente le strategie e gli orientamenti delle aziende. Le aziende stanno quindi sviluppando con sempre più necessità, strategie di marketing in grado di  rispondere in modo originale e innovativo a questa evoluzione dei consumatori, adottando sempre di più politiche mobile-oriented.

Questa necessità oggi si conferma anche con l’annuncio che Google sta per separare l’indice dei siti, tramite il quale fornisce risultati alle ricerche, in due. L’indice mobile verrà scorporato da quello desktop, sarà più aggiornato e fornirà risultati con più velocità. Una rivoluzione silenziosa che cambierà radicalmente il modo di ottenere risultati dal motore di ricerca.

È quanto affermato dall’analista Gary Illyes, Webmaster Trends Analyst di Google, dal palco della PubCon, l’evento dedicato al digital marketing.

Secondo Illyes, non solo verrà creato un indice per i dispositivi mobile, ma verrà anche privilegiato. Significa che, a parità di termini di ricerca, i risultati che fornirà Google saranno molto differenti a seconda che la ricerca venga effettuata da dispositivo mobile o desktop.

Sembra che il nuovo indice, quello mobile, verrà privilegiato, aggiornato più frequentemente e sarà in grado di produrre risultati “più freschi”.

Questa mossa, perfettamente plausibile, rientra nella strategia già adottata circa un anno fa, quando Google decise di penalizzare i siti non mobile friendly , ovvero non ottimizzati per la visualizzazione su smartphone, ed è conseguenza delle altissime percentuali di navigazione web su smartphone a discapito dei computer fissi.Lo smartphone rappresenta oggi un touch point dalle mille opportunità, capace di creare modalità di ingaggio dei consumatori del tutto nuove.

Conviene quindi porre particoalre attenzione al canale mobile, visto anche che l’importanza dell’utilizzo di questi dispositivi per le vendite on-line.

Secondo recenti studi, il valore delle vendite online provenienti da smartphone vale il 10% del totale e-commerce italiano. Il il 41% degli utenti effettua acquisti di beni e servizi dal proprio smartphone e il 55% utilizza il dispositivo fuori dal negozio per controllare prezzi e promozioni. Non a caso l’advertising online, nel primo trimestre del 2016 è cresciuto del 135,4%.

La quantità di dati in “transito” dal canale mobile è quindi quella su cui si pone maggiore attenzione anche perchè consente di misurare in tempi brevissimi i ritorni e le risposte delle strategie adottate.

Le stesse strategie per l’indicizzazione e il posizionamento adottate dalle aziende market-oriented dovranno quindi concentrare l’attenzione su questo canale e adeguare i propri strumenti di analisi a questa tendenza.

Questo aspetto determina quindi una maggiore concentrazione anche delle competenze tecniche richieste dalle aziende per gestire al meglio questi strumenti e valutare scelte di investimento su tecnologie dedicate.

Vedi il nostro Catalogo Formazione e preparati a cogliere le sfide della Mobile Trasformation!

Facebook e WhatsApp “uniscono” le informazioni. Come evitare l’assalto pubblicitario

27 Ago , 2016,
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L’app di messaggistica WhatsApp ha annunciato ieri la novità. Si può rifiutare l’utilizzo delle informazioni per personalizzare i messaggi pubblicitari

Fonte: il corriere.it; wired.it

Facebook e WhatsAppE’ ormai all’ordine del giorno la constatazione di quanto la tecnologia ci stia “facilitando” l’accesso ad ogni tipo di necessità.

Come le sfere di vetro , la Lampada di Aladino, l’oracolo di Delfi. Tutto quelle che desideriamo e di cui abbiamo bisogno può essere trovato con un semplice clic. Non c’è nemmeno il limite dei tre desideri, per tornare all’esempio del “povero” Aldino , perchè tutto ormai è illimitato.

Il prezzo ovviamente da pagare è non avere più segreti per nessuno. Tutto quello che facciamo, pensiamo, cerchiamo, diciamo, è raccolto con cura e ingordigia attravero tutti i nostri dispositivi, ormai diventati un prolungamento, o metamorfosi della specie umana,  del nostro corpo e della nostra mente.

La nuova corsa all’oro è senz’altro ormai nelle mani di chi acquisisce e controlla i dati, e dopo che colosso di Mark Zuckerberg ha acquistato WhatsApp  nel febbraio del 2014 ,  molto “oro” è stato accumulato nelle mani del padre di Facebook. Certo allora  la promessa da ambo le parti , fu quella di non mischiare servizi e dati, soprattutto in considerazione del fatto che il social network si basa sulla vendita di pubblicità mentre l’app verde è priva di annunci. Adesso qualcosa è cambiato: una serie di informazioni relative a WhatsApp, come il nostro numero di telefono o gli accessi alle finestre di dialogo, verranno condivise con Facebook, Instagram o Oculus con il resto del gruppo di Menlo Park.

L’iconcina verde del telefono che parla, ha  tenuto a sottolineare, che non vengono coinvolti i contenuti degli scambi: la crittografia end to end introdotta in aprile su WhatsApp, impedisce a chiunque di vedere testi o fotografie in transito da un dispositivo all’altro.

WhatsApp e Facebook inizieranno a parlare di noi alle nostre spalle: Traduzione del cambio nei termini di servizio avvenuto recentemente all’interno dell’app di messaggistica e dettagliato con un post sul blog relativo.

Accettarlo significa dare il permesso alle due piattaforme di scambiarsi una serie di informazioni sui propri account; sarà principalmente WhatsApp a inviare dati a Facebook, dati che includeranno tra le altre cose il numero di telefono utilizzato per la registrazione.

Tranqulli, le informazioni non saranno ovviamente rese pubbliche, ma rimarranno a discrezione del gruppo guidato da Mark Zuckerberg. Quel che la piattaforma di messaggistica sta cercando di fare è ottenere un profilo migliore dei singoli utenti: collegando i numeri di telefono con i loro profili su Facebook, il social network sarà in grado di suggerire amici e potenziali conoscenti in modo più efficiente, a tutto vantaggio degli utenti finali ma del sito stesso, che godrà di un numero di interconnessioni maggiore tra i suoi membri.

Rassicurati da queste accorte comunicazioni, spesso nemmeno lette prima di procedere e continuare a inviare i nostri “importanti” messaggi, non possiamo certo dire di aver stipulato una assicurazione sulla nostra privacy (cosa ormai abbandonata da tempo).  Il social network da 1,7 miliardi di utenti potrà comunque attingere (anche) a questi dati per inviarci messaggi pubblicitari sempre più mirati quando navighiamo sulla sua piattaforma o per consigliarci potenziali amici da aggiungere alla nostra cerchia. Potrà capitare di vedere fra i suggerimenti di Facebook il nome e il volto di una persona con cui si è appena entrati in contatto su WhatsApp. O di imbatterci sul social network nella pubblicità di un’azienda che conosce il nostro numero di telefono.

Non solo, anche l’applicazione di messaggistica da più un miliardo di utenti si sta per aprire direttamente alle imprese. L’intenzione,  adeguatamente mirata al rispetto della “nostra volontà”, non è di ospitare messaggi pubblicitari classici ma di consentire, ad esempio, alla banca di avvisarci di eventuali movimenti strani sul nostro conto, alla compagnia aerea di tenerci aggiornati sul ritardo del volo che stiamo per prendere o alla pizzeria di comunicarci che il pasto ordinato sta per arrivare.

Tutto per garantire la nostra sicurezza , facilitare la nostra vita quotidiana, dirci di cosa abbiamo bisogno appena sorge un problema, darci tutte le informazioni possibili, realizzare tutti i  nostri desideri, appunto…

Il Business per le Aziende era all’angolo da tempo. L’angolo è stato svoltato e si è aperta un’autostrada.

Il fine è duplice: profilazione a beneficio della personalizzazione della pubblicità sul social network e un più generico miglioramento dei servizi. Nel secondo caso non c’è nulla da fare, piaccia o no le due applicazioni condivideranno le informazioni. Nel primo, invece, ci si può esplicitamente rifiutare. Quando l’ultima versione dell’app chiede di accettare le nuove condizioni bisogna selezionare «Leggi tutto» e non dare subito il proprio assenso. L’opzione «Condividere le informazioni dell’account WhatsApp con Facebook» va deselezionata e il gioco è fatto.

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Come si vede nell’immagine, l’app assicura che il numero non verrà condiviso, ma fa riferimento solo a chi utilizza il suo account con un numero diverso da quello con cui lo ha attivato. Chi, infine, dovesse avere già accettato ha 30 giorni di tempo per intervenire: Impostazioni, Account e Condividi le informazioni del mio account. Questo è quello che vedremo comparire sui nostri display.

 

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La novità verrà testata nei prossimi mesi, ed era stata annunciata a inizio anno, e sembra propendere per la creazione di chat ufficiali cui potremo decidere o meno di aderire — ma che saranno anche sfruttate per inviarci consigli su prodotti o servizi da acquistare in base alle nostre preferenze — e non dovrebbero interromperci durante le chiacchierate canoniche (o meno canoniche…).

Non ci resta quindi che vedere come saranno esauditi i nostri desideri, compresi quelli di Aladino.

 

 

Big Data e Business Intelligence: Un lusso non per pochi.

27 Nov , 2015,
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Così anche le aziende italiane cercano di prendere le decisioni migliori.La crescita del mercato italiano dei Big Data Analytics.

Fonte: Osservatori.net Digital Innovation; Corriere Comunciazioni; Nòva Il Sole 24


big-data-1La competitività delle aziende, ormai non solo più delle Grandi, si gioca sempre di più intorno alla capacità di “prevedere” e “decidere” al momento giusto. Questo in sostanza il ruolo svolto dalle metodologie Big Data e Business Intelligence.

Per questo oggi il potenziale strategico della gestione aziendale è legato alla possibilità di aumentare l’efficacia nei processi decisionali.

L’Osservatorio Big Data Analytics & Business Intelligence, che ha presentato di recente il rapporto annuale, indica che il mercato italiano degli Analytics vale 790 Milioni di euro, con un incremento del 14%, di cui gran parte concentrato sul Big Data Analytics.

Se da un lato le imprese italiane hanno compreso ormai l’importanza di estrarre insight dai dati, dall’altro sono ancora lontane da applicare vere e proprie strategie di data driven. La partita sarà quindi rilevante su come sia possibile utilizzare al meglio la “materia prima” o il “semi lavorato”, ovvero decidere se applicare sistemi di gestione dei dati in forma strutturata o destrutturata.

Si può dire ormai che ci stiamo avviando verso l’era in cui la vera ricchezza non è costituita più dalle risorse materiali e finanziarie generate o realizzate, ma dalle informazioni raccolte. Maggiori sono le fonti informative disponibili, maggiore è la possibilità di ridurre i margini di errore nelle decisioni. Le aziende italiane comprendono ormai che gli Analytics rappresentano una fonte di vantaggio competitivo e uno strumento di evoluzione del modello stesso di impresa. Ma come utilizzare al meglio le motodologie per gestirle?

L’indagine dell’Osservatorio indica che l’orientamento prevalente (84% del campione analizzto) è verso l’utilizzo dei dati strutturati, ma in previsione saranno sempre più rilevanti quelli destrutturati. Probabilmente i contesti di applicazione giocheranno un ruolo importante in questo senso, così come l’organizzazione aziendale e le professionalità coinvolte.

Nei risultati della ricerca dell’Osservatorio Big Data Analytics & Business Intelligence della School Management del Politecnico di Milano* (www.osservatori.net) emerge come “Le imprese e la pubblica amministrazione siano ormai consapevoli che quanto il patrimonio di dati permetta di estrarre preziosi suggerimenti per ottimizzare le decisioni future. Tuttavia, oggi è il momento di evolvere da preziose ‘insight’ basate sui dati ad una sistematica strategia ‘data-driven’ che permetta di acquisire vantaggio competitivo e di monetizzare servizi a valore aggiunto basati sull’analisi dei dati” . Così commenta Carlo Vercellis, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Big Data Analytics e Business Intelligence.

Ecco che diventa necessario un percorso di “evoluzione delle organizzazioni verso un approccio integrato, quello che abbiamo chiamato Big Data Journey” avverte Alessandro Piva, Responsabile della ricerca dell’Osservatorio Big Data Analytics e Business Intelligence . “Serve una pianificazione strategica con una visione di lungo periodo, la ricerca di competenze e modelli di governance innovativi, nuovi approcci tecnologici e nuove modalità di gestione dei dati”

Si tratta ormai di un orientamento che tutte le imprese devono in qualche modo seguire, non solo un “lusso” per medio-grandi aziende, quindi. Le attuali condizioni di mercato, le nuove opportunità tecnologiche e le spinte anche di politica economica dovranno spingere le PMI a sperimentare e ad investire di più e meglio in questi sistemi che, per il management d’azienda, diventano vere e proprie “librerie” di conoscenza aziendale interna ed esterna.

Il 26% delle organizzazioni si è dotata di un Chief Data Officer, il 30% ha nel proprio organico figure di Data Scientist, anche se la responsabilità degli Analytics in maggioranza resta al CIO o altro decisore IT.

In base ai dati emersi, la funzione aziendale che utilizza maggiormente soluzioni di Analytics si conferma quella del marketing & vendite (77%), seguita da amministrazione, finanza e controllo (76%), sistemi informativi (60%), acquisti (55%), produzione (44%), supply chain (43%), risorse umane (31%), ricerca & sviluppo (20%).

Interessante riflessione si apre però sulla valutazione sull’utilizzo dei dati e sulla loro efficacia.

I dati a disposizione delle singole funzioni sono principalmente generati dalla funzione stessa (47%) o da altre aree aziendali (37%), mentre solo il 16% proviene da fonti esterne. Gli strumenti di analisi dati più utilizzati sono quelli di visualizzazione dati e informazioni (65%) e quelli per la produzione di reportistica (68%). Solo il 19% ritiene che le soluzioni di analisi dei dati forniscano un supporto efficace alle proprie necessità, mentre il 40% giudica il supporto appena sufficiente, il 25% nullo, il 16% pensa che siano troppo numerose ed eterogenee.

Per cogliere appieno le opportunità offerte dagli Analytics, sempre più organizzazioni stanno introducendo nuovi ruoli di governance, come il Chief Data Officer – presente oggi nel 26% delle organizzazioni – o nuove figure professionali come il Data Scientist – presente nel 30% -, anche se nella maggior parte dei casi queste figure non sono non ancora codificate formalmente.

Rispetto allo scorso anno, vi è una crescita notevole della diffusione di queste figure, a conferma di una maggiore maturità e consapevolezza delle aziende. Ad oggi, tuttavia, il responsabile delle attività di controllo e gestione dei sistemi di Analytics si conferma essere il CIO o un IT decision maker nel 52% delle organizzazioni, mentre nel 22% è il Business intelligence manager. I casi in cui la responsabilità è in mano al Chief Data Officer o a un Data Scientist sono marginali (4%).

E’ chiaro quindi che il quadro degli investimenti futuri delle aziende (+44% previsto per il 2016) sarà sempre più orientato verso questi orizzonti, sia in termini di tecnologie da implementare che di risorse umane impiegate. Le competenze per la gestione dei Big data sono ritenute la sfida organizzative più rilevante per la trasformazione digitale delle imprese nell’anno in corso secondo il 22% dei CIO.

La ricerca ha coinvolto dell’Osservatorio, ha coinvolto 91 Cio, Responsabili IT e 160 c-level di altre funzioni di medie e grandi organizzazioni, e ha analizzato oltre 100 player dell’offerta tramite interviste dirette o fonti secondarie.

Le iniziative di Business intelligence sono ampiamente diffuse tra le aziende italiane (nel 48% delle aziende analizzate sono già utilizzate a regime) mentre molto più rari sono i sistemi di Big Data per cui non ci sono ancora progetti avviate per la maggior parte del campione analizzato (56%)

Analizzando gli ambiti applicativi di Analytics si possono identificare diversi livelli di maturità:

  • In crescita: molto diffusi e con interesse potenziale alto, il CRM analytics (presente nel 56%), finance & accounting analytics (52%), top management dashboard Solutions (41%);
  • Emergenti: poco diffusi ma con interesse potenziale elevato, e-commerce analytics (18%), customer experience analytics (11%), Social & Web analytics (7%);
  • Nicchie: di particolare interesse per alcuni settori, come Security analytics (8%), telcommunication analytics (8%), transportation analytics (2%);
  • Consolidati: con buoni tassi di diffusione ma tassi di crescita limitati, come Supply chain analytics (29%), Human Resources analytics (26%), production planning & Sales (26%).

 


Banda Ultra Larga. Finalmente la svolta?

13 Ago , 2015,
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I primi 2,2 Miliardi messi a disposizione dal Governo interesseranno le aree più depresse.

Fonti: Ministero Sviluppo economico (MISE),

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I dati dell’Italia, rispetto al resto d’Europa, per copertura sulla Banda Ultra Larga, ci collocano come fanalino di coda solo davanti alla Grecia che, guarda caso, abbiamo superato nell’ultimo anno. Mentre il mondo viaggia sull’autostrada noi continuiamo a viaggiare nei sentieri di campagna.

 Gli investimenti del Governo in questi anni su questo fronte sono risultati del tutto inefficaci, se non addirittura inesistenti. La partita che quindi si sta aprendo a seguito dell’annuncio in Conferenza stampa da parte del presidente del consiglio Matteo Renzi del 6 agosto scorso, sembra appena cominciata. Ma il gioco è ancora aperto?

In Francia ci sono già connessioni 500 Megabit, nelle case. Nell’Est e Nord Europa, Stati Uniti, Singapore, Corea del Sud, Giappone e Hong Kong ci sono 1-2 Gigabit al secondo (da noi sono velocità da grandi aziende). Tutto questo è possibile solo con fibra ottica nelle case, ma gli operatori italiani hanno deciso di puntare tanto, nel breve-medio periodo, su fibra ottica fino agli armadi, che al momento non può garantire nemmeno i 100 Megabit.

Il via libera arriva dal CIPE, che ha dato l’ok per l’assegnazione di 2,2 miliardi di euro ” che consentiranno di partire immediatamente con la fase attuativa”.

Questa partenza, forse ormai tardiva però, deve essere accompagnata da altre risorse, che saranno conferite al Piano con successivi provvedimenti normativi ancora tutti in cantiere.

Complessivamente è previsto l’impiego di risorse per ben 4,9 miliardi di euro. Insomma dei 12 miliardi, 7 arriveranno dallo Stato e 5 da parte dei privati.

Il pubblico interverrà costruendo direttamente l’infrastruttura mentre saranno previsti incentivi e agevolazioni a favore degli Operatori che potranno fornire il sevizio sia su rete fisse che wirless.Tali incentivi andranno gradualmente riducendosi a favore delle quote private nelle aree già coperte e parzialmente coperte, mantenendo comunque opportunità di defiscalizzazione, incentivi e credito agevolato.

Sul terreno di gioco ora ci sono quindi gli Operatori, che a questo punto non possono più rimandare l’attuazione delle proprie strategie d’investimento. Per il momento il matrimonio tra Tre e Wind annunciato nello stesso giorno, ridefinisce le quote degli Operatori mobili, portando Telecom al secondo posto e Vodafone al terzo. Telecom Italia dall’altro alto ha annunciato 750 Miliardi di investimento sulla Banda Larga e si è aggiudicata, tutti i bandi di gara indetti dal Ministero per lo Sviluppo Economico, attraverso Infratel Italia, per lo sviluppo e la diffusione delle banda ultralarga nelle seguenti sette regioni: Molise, Lazio, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e, per ultima, la Sicilia.

L’Italia infatti, oltre a dover recuperare posizioni con l’Europa e il resto del Mondo, deve anche colmare il divario Nord-Sud. Per questo il nel Piano del Governo schiarisce che i primi investimenti dovranno partire dalle c.d. zone bianche, quelle a fallimento di mercato, che il piano identifica come C (dove i privati investirebbero con incentivi) e D (dove nessuno vuole investire). Queste zone ospitano il 35% degli italiani e fondamentalmente sono quelle dove persino l’ADSL stenta.

I progetti di Telecom Italia riguardano la realizzazione di infrastrutture di rete che beneficiano di un finanziamento pubblico di circa 358 milioni di euro per la componente passiva (scavi e fibra spenta) a cui si aggiungono ulteriori 394 milioni a carico di Telecom Italia, di cui 179 per la componente passiva e 215 per l’elettronica necessaria ad erogare il servizio a banda ultralarga con velocità da 30 fino a 100 Mbit/s.

Il Piano del Governo definisce quindi una strategia di investimento basata su sinergie pubbliche-private. I 12 miliardi complessivi di investimento, dovranno comporsi di 5 Miliardi provenienti da fondi privati e 7 Miliardi da fondi pubblici. Di questi ultimi 4,9 vengono da iniziative del governo e 2,1 dai Fondi strutturali Regionali.

Il Mondo delle Telecomunicazioni è quindi in fermento, e i primi colpi si stanno avvertendo sul mercato privato, sul fronte commerciale della Rete. Bisogna convincere gli utenti ad abbonarsi mantenendo canoni sostenibili e alleandosi con i fornitori di produzioni premium.

Gli ultimi dati dicono che ora le reti fibra (perlopiù “fino all’armadio stradale”, con l’ultimo tratto in rame fino a case dell’utente) sono sul 35 per cento della popolazione e saranno sul 50 per cento entro fine anno. Gli abbonati erano 902mila a marzo (secondo Agcom), contro i 776mila di dicembre, quindi adesso possiamo considerare già superata quota un milione. L’Italia ha così il più basso rapporto tra abbonati e utenti coperti, in Europa. Gli operatori devono correre per evitare di ritrovarsi con reti sotto utilizzate e quindi un grosso buco nel bilancio. Il rimedio è una doppia strategia: prezzi bassi (al punto da rivaleggiare quelli della Francia, nota “mecca” della banda larga) e contenuti premium.

L’infrastruttura della Rete sarà però strategica soprattutto però garantire al contesto produttivo e dei servizi, di competere alle stesse condizioni degli altri Paesi. La copertura della Banda ultra Larga permetterà (speriamo ancora in tempo) al sistema produttivo del nostro paese, (quello che rappresenta la nostra identità e anche il nostro vero potenziale) composto da molte medio-piccole imprese che hanno bisogno solo di “essere presenti” sul mercato e poter utilizzare le opportunità offerte dalle nuove tecnologie, introdurre e migliorare l’utilizzo dei servizi on line, così come gli skills ICT e della cultura digitale nei processi di lavoro. Diversi scenari infatti possono essere alla portata delle nostre eccellenze e delle nostre competenze produttive, nonché a garantire un miglior servizio socio-economico. Si pensi ad esempio alla telemedicina, al telemonitoraggio video degli anziani malati, alla tele-diagnosi, che permetterebbe di ridurre i costi della Sanità, rendendola al tempo stesso più efficiente.