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Banda Larga e IoT: in constante crescita l’accesso alla rete delle IoT . Tecnologie indossabili, automobili connesse in rete, industria 4.0.

3 Giu , 2016,
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Le connessioni Internet of Things supereranno quelle da smartphone entro il 2018.

Fonti:Research and Markets, Commissione europea, Ericsson Mobility Report

Già molto si è detto sullo sviluppo costante dell’IoT (Internet delle cose), sulla modifica degli stili di vita lavorativi e sociali, sull’iperconnettività degli oggetti intelligenti collegati tra loro, nonché sull’enorme quantità di dati che viaggiano in rete o sulle “nuvole” e su come questi ormai siano diventati più appetibili rispetto ad ogni altra risorsa. Non è più solo una questione di dati personali e di tutela della privacy,  ma fonte di enormi opportunità di businness.

Molto ancora ci sarà da dire.

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Non si arresta infatti il trend positivo che vede il  tasso di crescita composto annuo del settore dei chip per l’Internet of Things (IoT) crescere dell’11,5%  e entro i prossimi due anni saranno connessi alla Rete più oggetti IoT (termostati, telecamere, sensori ambientali, etc.) che cellulari intelligenti.

Questi i dati di sintesi che emergano da due importanti apporti  internazionali di monitoraggio come il recente Mobility Report, datato giugno 2016, e il  Rapporto Research and Markets: “IoT Chip Market by Application Vertical & Geography – Global Forecast to 2022.

Questa invasione di accessi e di dati, determina la necessità di ampliare gli “spazi” di azione, la velocità di comunicazione, la solidità delle strutture che gestiscono e forniscono servizi.

Tradotto in termini economici in 5 – 6 anni, il  segmento dell’Internet delle cose passerà da un valore di circa 4,58 miliardi di dollari dell’anno passato ai 10,8 miliardi di dollari stimati per il 2022

Secondo il Rapporto della Commissione europea, nel 2020 saranno più di 6 miliardi gli oggetti intelligenti interconnessi su piattaforme Internet of Things (IoT), per un mercato che varrà qualcosa come 1.181,6 miliardi di euro, il 7% tondo del PIL dell’Unione europea a 28 Stati. Secondo studi specifici sull’Italia, ciò si traduce attorno ad un 5,4% del PIL nel 2020 (era calcolata al 2% nel 2014).

La “domanda di rete” è definita ormai da diverse aree tecnologiche che, stimolando la produzione di chip dedicati, riguardano non solo il rapporto comunicativo tra prodotti e servizi, ma l’utilizzo degli stessi dispositivi ‘indossabili (wearable device) ai prodotti e servizi per la salute, dai gadget elettronici (sconsumer electronic) alla building automation, dall’industria 4.0 all’automotive e i trasporti (connected cars, driverless cars).

Come già evidenziato, lo spazio necessario non riguarda solo il segmento della cosiddetta Internet delle Cose, ma anche il numero di sottoscrizioni a servizi di telefonia mobile, che hanno raggiunto quota 7,4 miliardi nel primo trimestre del 2016, con un aumento su base annua pari a circa il 3%.

Le sottoscrizioni di servizi di accesso a banda larga mobile, nel dettaglio, hanno raggiunto quota 3,7 miliardi, con una crescita anno su anno pari a circa il 20% e un incremento di circa 140 milioni soltanto nel primo trimestre del 2016.

Il contributo maggiore arriva comunque dai Paesi Asiatici, in testa l’India (+21 milioni). A seguire, Myanmar (+5 milioni), Indonesia (+5 milioni), USA (+3 milioni) e Pakistan (+3 milioni).

Paesi come Giappone, India e Cina, sostengono i ricercatori di Research and Markets, stanno progressivamente aumentando gli investimenti in ricerca e sviluppo proprio per promuovere l’utilizzo dell’Internet of Things nei settori di mercato appena menzionati. E proprio in Asia è attesa la crescita maggiore della domanda di chip per soluzioni IoT a livello globale.

Sul fronte delle connessioni, il rapporto Ericsson indica che le sottoscrizioni di servizi GSM/EDGE rappresentano ancora oggi il grosso del totale delle sottoscrizioni, ma nel 2021, prevedono gli esperti di Ericsson, il numero degli abbonamenti a servizi LTE e WCDMA/HSPA supererà di oltre il doppio quello degli abbonamenti GSM/EDGE.

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Tendenze e prospettive nella società globalizzata. Tecnologie e modelli di businness

15 Mar , 2016,
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Confluence 2016: In partenza il più grande raduno del settore delle nuove tecnologie. A confronto più di 500 imprese leader mondiali del settore.

Fonti:Il sole24Ore.com, Zinnov,

Importanti speakers del mondo della Tecnologia Mondiale si confrontano sui temi caldi dell’impatto delle nuove tecnologie sulla vita sociale e economica del futuro. Confluence 2016, ormai un evento “leader” per  l’ingegneria di alto livello, seguita con attenzione da imprese e decisori istituzionali di tutto il mondo,  inizierà a Santa Clara (CA) il prossimo 23 Marzo, sotto il patrocinio di  Zinnov, per poi proseguire Germania, India e Giappone.

Come sarà il futuro delle imprese “intelligenti” ? Che cosa significa connettività ubiqua? Quale impatto avrà sulla vita sociale e lavorativa? Ci sarà ancora una distinzione tra vita lavorativa e personale? Quali percorsi seguiranno le imprese del futuro?

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Questi alcuni dei temi che coinvolgeranno oltre 500 partecipanti provenienti da tutto il mondo “tecnologico”, oltre 250 Aziende del settore e oltre 50 relatori, esperti e manager di successo delle imprese di eccellenza del settore tecnologico, dell’ingegneria digitale e dell’analisi dei fenomeni socio-economici.

Il mondo è ormai entrato a pieni giri nell’era dei grandi cambiamenti tecnologici. Le imprese stanno attraversando il regno digitale e vengono travolte dall’inevitabile e drastica modifica dei modelli di business. Si stanno moltiplicando sorprendenti scoperte e innovazioni, soprattutto sul fronte della connettività ubiqua, che ha colmato il divario uomo-macchina. Questa era digitale ha dato vita a una nuova generazione di talenti. I riflettori sono tutti puntati su chi lavora con sistemi e macchine in grado di “apprendere” e quindi sulle tecnologie che le realizzano, nonchè sulla capacità di gestire a anlizzare dei grandi dati.

Le organizzazioni di domani hanno bisogno di ridisegnare tutti gli schemi e rompere tutte le barriere che possono impedire o rallentare il coinvolgimento di talenti in gardo di gestire questa nuova  questa ondata di Per questo il Tema di  Confluence US 2016 è “Accendere il Cambiamento: Modelli di Business – Tecnologia – Talento”

Il vertice riunisce svariati  leader di alto livello esperti di questi temi, per condividere e scambiare le migliori pratiche e leadership di pensiero su globalizzazione, innovazione, tendenze e opportunità di  espansione del mercato in aree geografiche emergenti. Imprese, start-up, università e fornitori di servizi che partecipano a questo evento definiranno una nuova visione su come Ingegneria e R & S si trasformeranno nei prossimi anni.


Il 2016 che ci aspetta. Strategie e tecnologie in primo piano

30 Dic , 2015,
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Sicurezza, Marketing, IoT. Questi alcuni ambiti sotto i riflettori per il 2016.

Fonte: digital4.biz, Il Sole 24.com,  key4biz.it


Network
Sul fronte della sicurezza sia aprono importanti e significative strade di investimento, che coinvolgeranno tutti i campi della società e non solo le attività economiche. Anche a livello istituzionale questo aspetto coinvolge sempre più insistentemente le politiche di investimento e l’attrazione dei finanziamenti. Una primaria fonte di investimento in ambito aziendale si concentrerà proprio su questo fronte, dove l’imperativo sarà sempre di più quello di razionalizzare, centralizzare e consolidare. Il problema però non sarà solo sul fronte business ma come si è detto si espande alla vita quotidiana.

L’assunto fondamentale è che oggi il business non esiste senza Internet e viceversa. La maggior parte dei processi è digitale o in qualche modo passa dalle tecnologie digitali

In un mondo sempre più connesso la propagazione delle minacce viaggia pertanto senza tregua attraverso ogni dispositivo. Parlare ormai di distinzione tra Safety e Security sembra ormai non più significativo.

Con la progressiva informatizzazione delle aziende, è quindi difficile valutare come diversi e separati gli ambiti della sorveglianza e della protezione.

Il trend crescente degli attacchi registrati anche in quest’ultimo anno dimostrano l’alto grado di vulnerabilità complessiva soprattutto dei dispositivi dell’Internet of Things.

Proteggere le persone, le aziende e le informazioni è parte integrante di una strategia in cui convergono sistemi di videosorveglianza, telecontrollo, antintrusione, antieffrazione ma anche di protezione da tutte le derive del cybercrime che colpisce gli utenti in azienda oppure in mobilità, a casa come in automobile, in treno o a piedi.

I ricercatori di Fortinet prevedono che l’IoT avrà un ruolo importante negli attacchi di tipo “land and expand”, in cui gli hacker sfruttano le vulnerabilità presenti nei device digitali degli utenti collegati a Internet per ottenere un punto fermo all’interno delle reti e dell’hardware a cui questi device si connettono. Infatti, la vulnerabilità non è tanto per i dispositivi wearable che memorizzino una quantità relativamente piccola di informazioni personali, quanto piuttosto per le piattaforme che ne gestiscono i servizi. Sono questi infatti che sono maggiormente sotto attacco perché è da qui che si possono compromettere gli smartphone utilizzati per la gestione dei dispositivi stessi.

Dobbiamo quindi aspettarci un intensificazione degli attacchi sui dispositivi sempre connessi, mirati a carpire informazioni, contenuti video/audio, file in memoria, credenziali per il login in servizi cloud e altro ancora.

E chiaro però che su questo campo si gioca la posta più importante delle strategie future.

Da un lato si svilupperanno quindi le strategie che cercano di affrontare il problema di come gestire e proteggere dati e le informazioni, dall’altro ovviamente prenderanno sempre più piede le tecnologie innovative che, seguendo proprio le logiche di marketing, spingono invece verso la possibilità di acquisire la maggior parte di informazioni e dati proprio attraverso l’utilizzo delle IoT.

Uno fra tutti, Apple Watch, l’orologio smart di prima generazione, ha dato il via all’esercito dei dispositivi indossabili che dovrebbero iniziare ad emergere nel 2016. Secondo gli esperti, sono dispositivi che cambieranno il panorama del marketing territoriale, offuscando i confini tra marketing online e il marketing reale.

Secondo l’analisi Forbes sul settore marketing online, sono stati individuati i trend che guideranno il mercato nel 2016 e in questo senso l’IoT acquista senza dubbio un posto di particolare interesse. Dettano l’agenda ovviamente anche le acquisizioni e le strategie di colossi come Google, Apple Microsoft, proponendo e “imponendo” abitudini, stili e modelli comportamentali in cui sicurezza e acquisizione delle informazioni sono sempre di più le facce di una stessa medaglia.

Pubblicità video dominante

Google sta per  salpare con le pubblicità video nelle SERP, vale a dire che i video ads finiranno nei risultati delle ricerche su Google. Gli annunci video spunteranno nei luoghi più inaspettati e, con la proprietà di Google su YouTube, le possibilità sono praticamente illimitate.

Indicizzazione delle app

Il 2016 sarà l’anno in cui gli imprenditori si renderanno conto dei vantaggi della visibilità on-line di un’app dedicata. Un sito ottimizzato per mobile fa miracoli nel far leva sulla folla del mobile, ma ben presto, le applicazioni cominceranno a sostituirli.

la partita del marketing online si giocherà con tutta probabilità tutta sul mobile.

Grazie all’aggiornamento di specifici algoritmi – Mobilegeddon – a quanto pare, non ci sarà più bisogno nemmeno di avere un sito ottimizzato per desktop insieme a una versione mobile, in quanto un sito mobile-only, senza alcuna controparte desktop, sarà perfettamente accettabile.

Si svilupperanno sempre di più le strategie di content marketing e digital customer experience. La creazione di contenuti dovrà indirizzarsi sempre di più verso l’engagement. Favorire e migliorare la connessione (emotiva e fisica) con i propri clienti è l’obiettivo più desiderato dai brand nell’era digitale, perché rappresenta la base di un’esperienza vincente.

A partire dal 2016, infatti, il concetto di content marketing raggiungerà un rilievo mai visto prima nell’ambito delle strategie aziendali.

non basta creare contenuti, bisogna che questi contenuti assumano rilevanza per gli utenti, e siano disponibili quando e dove servono davvero. E’ tempo di considerare il content marketing per quello che è davvero nell’era mobile: la chiave di volta per costruire una costumer experience coinvolgente e unica.

Assistenti vocali porteranno ad un nuovo tipo di ottimizzazione.

Le pubblicità Search engine optimization (SEO) e pay-per-click (PPC) sono due strategie molto popolari per ottenere visibilità. Ma l’aumento di assistenti vocali, come Siri e Cortana, sta per portare ad un nuovo tipo di ottimizzazione. La chiave per ottimizzare in questo nuovo formato è quella di assicurarsi che le informazioni aziendali siano facilmente accessibili a questi assistenti.

La pubblicità diventerà più costosa.

La concorrenza nel mondo del marketing online è aumentata notevolmente nel corso degli ultimi anni. Nel 2016 aumenterà ancora di più. Come suggeriscono le leggi fondamentali dell’economia, un aumento della domanda è spesso accompagnato da un aumento del prezzo, in modo che tutti i nuovi concorrenti di marketing online porteranno più in alto i prezzi per la pubblicità online Realisticamente, secondo Forbes, gli annunci online sono piuttosto a buon mercato, ma gli aumenti di prezzo potranno condurre alcune aziende più piccole fuori dal mercato.

 

Big Data e Business Intelligence: Un lusso non per pochi.

27 Nov , 2015,
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Così anche le aziende italiane cercano di prendere le decisioni migliori.La crescita del mercato italiano dei Big Data Analytics.

Fonte: Osservatori.net Digital Innovation; Corriere Comunciazioni; Nòva Il Sole 24


big-data-1La competitività delle aziende, ormai non solo più delle Grandi, si gioca sempre di più intorno alla capacità di “prevedere” e “decidere” al momento giusto. Questo in sostanza il ruolo svolto dalle metodologie Big Data e Business Intelligence.

Per questo oggi il potenziale strategico della gestione aziendale è legato alla possibilità di aumentare l’efficacia nei processi decisionali.

L’Osservatorio Big Data Analytics & Business Intelligence, che ha presentato di recente il rapporto annuale, indica che il mercato italiano degli Analytics vale 790 Milioni di euro, con un incremento del 14%, di cui gran parte concentrato sul Big Data Analytics.

Se da un lato le imprese italiane hanno compreso ormai l’importanza di estrarre insight dai dati, dall’altro sono ancora lontane da applicare vere e proprie strategie di data driven. La partita sarà quindi rilevante su come sia possibile utilizzare al meglio la “materia prima” o il “semi lavorato”, ovvero decidere se applicare sistemi di gestione dei dati in forma strutturata o destrutturata.

Si può dire ormai che ci stiamo avviando verso l’era in cui la vera ricchezza non è costituita più dalle risorse materiali e finanziarie generate o realizzate, ma dalle informazioni raccolte. Maggiori sono le fonti informative disponibili, maggiore è la possibilità di ridurre i margini di errore nelle decisioni. Le aziende italiane comprendono ormai che gli Analytics rappresentano una fonte di vantaggio competitivo e uno strumento di evoluzione del modello stesso di impresa. Ma come utilizzare al meglio le motodologie per gestirle?

L’indagine dell’Osservatorio indica che l’orientamento prevalente (84% del campione analizzto) è verso l’utilizzo dei dati strutturati, ma in previsione saranno sempre più rilevanti quelli destrutturati. Probabilmente i contesti di applicazione giocheranno un ruolo importante in questo senso, così come l’organizzazione aziendale e le professionalità coinvolte.

Nei risultati della ricerca dell’Osservatorio Big Data Analytics & Business Intelligence della School Management del Politecnico di Milano* (www.osservatori.net) emerge come “Le imprese e la pubblica amministrazione siano ormai consapevoli che quanto il patrimonio di dati permetta di estrarre preziosi suggerimenti per ottimizzare le decisioni future. Tuttavia, oggi è il momento di evolvere da preziose ‘insight’ basate sui dati ad una sistematica strategia ‘data-driven’ che permetta di acquisire vantaggio competitivo e di monetizzare servizi a valore aggiunto basati sull’analisi dei dati” . Così commenta Carlo Vercellis, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Big Data Analytics e Business Intelligence.

Ecco che diventa necessario un percorso di “evoluzione delle organizzazioni verso un approccio integrato, quello che abbiamo chiamato Big Data Journey” avverte Alessandro Piva, Responsabile della ricerca dell’Osservatorio Big Data Analytics e Business Intelligence . “Serve una pianificazione strategica con una visione di lungo periodo, la ricerca di competenze e modelli di governance innovativi, nuovi approcci tecnologici e nuove modalità di gestione dei dati”

Si tratta ormai di un orientamento che tutte le imprese devono in qualche modo seguire, non solo un “lusso” per medio-grandi aziende, quindi. Le attuali condizioni di mercato, le nuove opportunità tecnologiche e le spinte anche di politica economica dovranno spingere le PMI a sperimentare e ad investire di più e meglio in questi sistemi che, per il management d’azienda, diventano vere e proprie “librerie” di conoscenza aziendale interna ed esterna.

Il 26% delle organizzazioni si è dotata di un Chief Data Officer, il 30% ha nel proprio organico figure di Data Scientist, anche se la responsabilità degli Analytics in maggioranza resta al CIO o altro decisore IT.

In base ai dati emersi, la funzione aziendale che utilizza maggiormente soluzioni di Analytics si conferma quella del marketing & vendite (77%), seguita da amministrazione, finanza e controllo (76%), sistemi informativi (60%), acquisti (55%), produzione (44%), supply chain (43%), risorse umane (31%), ricerca & sviluppo (20%).

Interessante riflessione si apre però sulla valutazione sull’utilizzo dei dati e sulla loro efficacia.

I dati a disposizione delle singole funzioni sono principalmente generati dalla funzione stessa (47%) o da altre aree aziendali (37%), mentre solo il 16% proviene da fonti esterne. Gli strumenti di analisi dati più utilizzati sono quelli di visualizzazione dati e informazioni (65%) e quelli per la produzione di reportistica (68%). Solo il 19% ritiene che le soluzioni di analisi dei dati forniscano un supporto efficace alle proprie necessità, mentre il 40% giudica il supporto appena sufficiente, il 25% nullo, il 16% pensa che siano troppo numerose ed eterogenee.

Per cogliere appieno le opportunità offerte dagli Analytics, sempre più organizzazioni stanno introducendo nuovi ruoli di governance, come il Chief Data Officer – presente oggi nel 26% delle organizzazioni – o nuove figure professionali come il Data Scientist – presente nel 30% -, anche se nella maggior parte dei casi queste figure non sono non ancora codificate formalmente.

Rispetto allo scorso anno, vi è una crescita notevole della diffusione di queste figure, a conferma di una maggiore maturità e consapevolezza delle aziende. Ad oggi, tuttavia, il responsabile delle attività di controllo e gestione dei sistemi di Analytics si conferma essere il CIO o un IT decision maker nel 52% delle organizzazioni, mentre nel 22% è il Business intelligence manager. I casi in cui la responsabilità è in mano al Chief Data Officer o a un Data Scientist sono marginali (4%).

E’ chiaro quindi che il quadro degli investimenti futuri delle aziende (+44% previsto per il 2016) sarà sempre più orientato verso questi orizzonti, sia in termini di tecnologie da implementare che di risorse umane impiegate. Le competenze per la gestione dei Big data sono ritenute la sfida organizzative più rilevante per la trasformazione digitale delle imprese nell’anno in corso secondo il 22% dei CIO.

La ricerca ha coinvolto dell’Osservatorio, ha coinvolto 91 Cio, Responsabili IT e 160 c-level di altre funzioni di medie e grandi organizzazioni, e ha analizzato oltre 100 player dell’offerta tramite interviste dirette o fonti secondarie.

Le iniziative di Business intelligence sono ampiamente diffuse tra le aziende italiane (nel 48% delle aziende analizzate sono già utilizzate a regime) mentre molto più rari sono i sistemi di Big Data per cui non ci sono ancora progetti avviate per la maggior parte del campione analizzato (56%)

Analizzando gli ambiti applicativi di Analytics si possono identificare diversi livelli di maturità:

  • In crescita: molto diffusi e con interesse potenziale alto, il CRM analytics (presente nel 56%), finance & accounting analytics (52%), top management dashboard Solutions (41%);
  • Emergenti: poco diffusi ma con interesse potenziale elevato, e-commerce analytics (18%), customer experience analytics (11%), Social & Web analytics (7%);
  • Nicchie: di particolare interesse per alcuni settori, come Security analytics (8%), telcommunication analytics (8%), transportation analytics (2%);
  • Consolidati: con buoni tassi di diffusione ma tassi di crescita limitati, come Supply chain analytics (29%), Human Resources analytics (26%), production planning & Sales (26%).

 


Banda Ultra Larga. Finalmente la svolta?

13 Ago , 2015,
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I primi 2,2 Miliardi messi a disposizione dal Governo interesseranno le aree più depresse.

Fonti: Ministero Sviluppo economico (MISE),

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I dati dell’Italia, rispetto al resto d’Europa, per copertura sulla Banda Ultra Larga, ci collocano come fanalino di coda solo davanti alla Grecia che, guarda caso, abbiamo superato nell’ultimo anno. Mentre il mondo viaggia sull’autostrada noi continuiamo a viaggiare nei sentieri di campagna.

 Gli investimenti del Governo in questi anni su questo fronte sono risultati del tutto inefficaci, se non addirittura inesistenti. La partita che quindi si sta aprendo a seguito dell’annuncio in Conferenza stampa da parte del presidente del consiglio Matteo Renzi del 6 agosto scorso, sembra appena cominciata. Ma il gioco è ancora aperto?

In Francia ci sono già connessioni 500 Megabit, nelle case. Nell’Est e Nord Europa, Stati Uniti, Singapore, Corea del Sud, Giappone e Hong Kong ci sono 1-2 Gigabit al secondo (da noi sono velocità da grandi aziende). Tutto questo è possibile solo con fibra ottica nelle case, ma gli operatori italiani hanno deciso di puntare tanto, nel breve-medio periodo, su fibra ottica fino agli armadi, che al momento non può garantire nemmeno i 100 Megabit.

Il via libera arriva dal CIPE, che ha dato l’ok per l’assegnazione di 2,2 miliardi di euro ” che consentiranno di partire immediatamente con la fase attuativa”.

Questa partenza, forse ormai tardiva però, deve essere accompagnata da altre risorse, che saranno conferite al Piano con successivi provvedimenti normativi ancora tutti in cantiere.

Complessivamente è previsto l’impiego di risorse per ben 4,9 miliardi di euro. Insomma dei 12 miliardi, 7 arriveranno dallo Stato e 5 da parte dei privati.

Il pubblico interverrà costruendo direttamente l’infrastruttura mentre saranno previsti incentivi e agevolazioni a favore degli Operatori che potranno fornire il sevizio sia su rete fisse che wirless.Tali incentivi andranno gradualmente riducendosi a favore delle quote private nelle aree già coperte e parzialmente coperte, mantenendo comunque opportunità di defiscalizzazione, incentivi e credito agevolato.

Sul terreno di gioco ora ci sono quindi gli Operatori, che a questo punto non possono più rimandare l’attuazione delle proprie strategie d’investimento. Per il momento il matrimonio tra Tre e Wind annunciato nello stesso giorno, ridefinisce le quote degli Operatori mobili, portando Telecom al secondo posto e Vodafone al terzo. Telecom Italia dall’altro alto ha annunciato 750 Miliardi di investimento sulla Banda Larga e si è aggiudicata, tutti i bandi di gara indetti dal Ministero per lo Sviluppo Economico, attraverso Infratel Italia, per lo sviluppo e la diffusione delle banda ultralarga nelle seguenti sette regioni: Molise, Lazio, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e, per ultima, la Sicilia.

L’Italia infatti, oltre a dover recuperare posizioni con l’Europa e il resto del Mondo, deve anche colmare il divario Nord-Sud. Per questo il nel Piano del Governo schiarisce che i primi investimenti dovranno partire dalle c.d. zone bianche, quelle a fallimento di mercato, che il piano identifica come C (dove i privati investirebbero con incentivi) e D (dove nessuno vuole investire). Queste zone ospitano il 35% degli italiani e fondamentalmente sono quelle dove persino l’ADSL stenta.

I progetti di Telecom Italia riguardano la realizzazione di infrastrutture di rete che beneficiano di un finanziamento pubblico di circa 358 milioni di euro per la componente passiva (scavi e fibra spenta) a cui si aggiungono ulteriori 394 milioni a carico di Telecom Italia, di cui 179 per la componente passiva e 215 per l’elettronica necessaria ad erogare il servizio a banda ultralarga con velocità da 30 fino a 100 Mbit/s.

Il Piano del Governo definisce quindi una strategia di investimento basata su sinergie pubbliche-private. I 12 miliardi complessivi di investimento, dovranno comporsi di 5 Miliardi provenienti da fondi privati e 7 Miliardi da fondi pubblici. Di questi ultimi 4,9 vengono da iniziative del governo e 2,1 dai Fondi strutturali Regionali.

Il Mondo delle Telecomunicazioni è quindi in fermento, e i primi colpi si stanno avvertendo sul mercato privato, sul fronte commerciale della Rete. Bisogna convincere gli utenti ad abbonarsi mantenendo canoni sostenibili e alleandosi con i fornitori di produzioni premium.

Gli ultimi dati dicono che ora le reti fibra (perlopiù “fino all’armadio stradale”, con l’ultimo tratto in rame fino a case dell’utente) sono sul 35 per cento della popolazione e saranno sul 50 per cento entro fine anno. Gli abbonati erano 902mila a marzo (secondo Agcom), contro i 776mila di dicembre, quindi adesso possiamo considerare già superata quota un milione. L’Italia ha così il più basso rapporto tra abbonati e utenti coperti, in Europa. Gli operatori devono correre per evitare di ritrovarsi con reti sotto utilizzate e quindi un grosso buco nel bilancio. Il rimedio è una doppia strategia: prezzi bassi (al punto da rivaleggiare quelli della Francia, nota “mecca” della banda larga) e contenuti premium.

L’infrastruttura della Rete sarà però strategica soprattutto però garantire al contesto produttivo e dei servizi, di competere alle stesse condizioni degli altri Paesi. La copertura della Banda ultra Larga permetterà (speriamo ancora in tempo) al sistema produttivo del nostro paese, (quello che rappresenta la nostra identità e anche il nostro vero potenziale) composto da molte medio-piccole imprese che hanno bisogno solo di “essere presenti” sul mercato e poter utilizzare le opportunità offerte dalle nuove tecnologie, introdurre e migliorare l’utilizzo dei servizi on line, così come gli skills ICT e della cultura digitale nei processi di lavoro. Diversi scenari infatti possono essere alla portata delle nostre eccellenze e delle nostre competenze produttive, nonché a garantire un miglior servizio socio-economico. Si pensi ad esempio alla telemedicina, al telemonitoraggio video degli anziani malati, alla tele-diagnosi, che permetterebbe di ridurre i costi della Sanità, rendendola al tempo stesso più efficiente.

La nuova rivoluzione industriale: Smart Manufacturing

6 Ago , 2015,
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La digitalizzazione non è solo una questione di comunicazione, ma è soprattutto una questione produttiva.

Fonti: Osservatori.net, Smart Manufacturing, Lo Smart Manufacturing che rilancia l’Italia, 2 AGOSTO 2015  di Barbara D’Amico, Smart factory, servono 90 miliardi l’anno nell’Ue per la quarta rivoluzione industriale, 26 febbraio 2015 di  Flavio Fabbri 

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La sfida della competitività industriale si gioca su un nuovo modo di produrre e lavorare, con l’obiettivo di velocizzare il  processo lavorativo, ottimizzare i costi e il risparmio energetico. In poche parole l’obiettivo della produzione indusriale oggi è quello di avere una produzione “intelligente” che sa svincolare le inefficenze operative e utilizzare le opportunità offerte dalle nuove tecnologie per essere un “passo avanti” nelle scelte.

Quanto è importatante oggi l’informazion

e? l’espansione della digitalizzazione e la modifica delle abitudini sociali legate all’avvento delle nuove tecnologie informatiche ha prodotto e imposto un nuovo schema operativo.

Le economie c.d mature, si basano su un’approccio ormai caratterizzato dall’integrazione di informatica,  automazione,  internet delle cose. Le applicazioni dell’ICT sono diventate essenziali in diversi campi economici e manifatturieri. Ogni cosa ormai è chiamata ad essere Smart. Un modello intelligente di produzione abbastanza flessibile in grado di rispondere, ma forse ancora più di prevedere,  alla domanda dei consumatori globali portando innovazioni nei modelli di vita. Questo modello cambierà radicalmente i processi di sviluppo dei nuovi prodotti  della loro produzione, della loro distribuzione e vendita nonchè i contesti lavorativi favorendo la sicurezza dei lavoratori e permetterà un maggiore controllo sull’ambiente senza oneri burocratici e di costi di gestione.

L’adozione di software gestionali per la raccolta e l’elaborazione dei dati relativi al lavoro dei macchinari è un vantaggio enorme per le grandi industrie. Così come i sistemi che permettono ai dipendenti di lavorare da remoto allo stesso progetto utilizzando una piattaforma virtuale. In questo modo, profilati, auto, componenti per l’edilizia e la medicina, ma anche elementi per il design e l’architettura possono essere realizzati con un grado di innovazione che fa bene non solo alle tasche delle imprese ma anche al mercato del lavoro. Ingegneri informatici, data scientists ed esperti di automazione e robotica sono tra le figure più ambite dalla manifattura industriale.

Si sta verificando una graduale contaminazione che a partire dalle grandi imprese di produzione (in particolare macchinari, automotive, aereonautica) sta velocemente interesando in maniera sempre più significativa tutto l’ambito manifatturiero.

Il settore manifatturiero in Italia determina il 20% del PIL nazionale ed è la seconda manifattura europea. Si tratta quindi di un settore che è in grado di determianre le sorti dello sviluppo economico del nsotro Paese e che rappresenta una delle nostre eccellenze. E’ qui che infatti si concentrano gli sforzi per favorire l’innovazione, la Ricerca e Sviluppo, le applicazioni delle nuove tecnologie.

Come spiega un approfondito studio condotto dall’Osservatorio Manufacturing (www.osservatori.net) del Politecnico di Milano, la “quarta rivoluzione industriale”,  quella dello smart manufacturing,  è solo la naturale fase evolutiva della manifattura industriale. Uno stadio in cui app gestionali e tecnologie cloud stanno creando un nuovo modo di lavorare e produrre componenti e materiali, abbattendo costi e migliorando il risparmio energetico. Con il vantaggio di spianare la strada a figure professionali e di aumentare il grado di competitività delle imprese.

Gli obiettivi di questo nuovo paradigma tecnologico ed economico sono molteplici: raggiungere l’efficienza energetica, ridurre l’impatto ambientale (che ha un costo), ottimizzare le risorse disponibili (a partire da quelle del territorio), rendere più veloci e flessibili i processi produttivi, ridurre i costi, aumentare la produttività e la competitività, introdurre l’innovazione tecnologica negli impianti.

Soluzioni ad alto contenuto tecnologico che dovranno convergere in una strategia industriale orientata alla fabbrica intelligente (smart factory), quindi dotata di sistemi orientati alla cyberfisica, di infrastrutture wireless, di tecnologie IoT e M2M, di piattaforme per il cloud computing e la Human Machine Interface, di Additive Manufacturing (stampa 3D), di robots, di sensoristica digitale, Big Data Analytics, Wearable Devices e Advanced Automation per citare le più significative.

Nel rapporto 2014-2015 dell’Osservatorio del politecnico di Milano emerge in maniera significativa come il comparto manifatturiero italiano, stia finalmente uscendo dalla crisi economica, anche grazie alla digitalizzazione in corso nei suoi processi. Putroppo però non esiste ancora in Italia un vero e proprio sistema di sostegno, stabile e continuativo. Se da un lato le imprese italiane, virtuose, hanno iniziato ad investire nelle tecnologie Smart Manufacturing, «La situazione dello Smart Manufacturing in Italia mostra luci e ombre – commenta Giovanni Miragliotta, Responsabile della ricerca dell’Osservatorio –. I dati mostrano che le medie e grandi imprese italiane sono già attive sul tema, ma emerge l’assenza di una visione strategica, sia a livello di singola impresa sia di Paese. Fare Smart Manufacturing non è adottare questa o quella tecnologia, ma saper ‘orchestrare’ il digitale per trasformare i processi industriali come è accaduto nel terziario avanzato».


Fondi Paritetici Interprofessionali: competenze professionali per la competitività

1 Lug , 2015,
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images2Finanziare la formazione del personale attraverso l’utilizzo dei fondi interprofessionali.

Fonti: legge 388 del 2000, Circolare INPS n. 71 del 2 aprile 2003 modificata dalla Circolare n. 107 del 1 ottobre 2009

I Fondi Paritetici Inteprofessionali nazionali, per la formazione continua sono organismi di natura associativa promossi dalle organizzazioni di rappresentanza delle Parti Sociali a cui le aziende possono liberamente iscriversi richiedendo all’INPS che venga loro trasferito il versamento obbligatorio dello 0,30% per ogni dipendente che dal 2004 ogni azienda versa.

La raccolta dei versamenti da parte dei Fondi  hanno la finalità di stanziare risorse per la formazione dei dipendenti aziendali, attraverso specifici Avvisi a cui le Aziende possono partecipare.

L’iscrizione ad un Fondo interprofessionale consente quindi alle aziende di richiedere contributi per finanziare la formazione dei propri dipendenti.

Esistono due modalità per accedere ai finanziamenti:

  • Voucher formativi individuali che possono essere utilizzati per l’iscrizione a percorsi formativi interaziendali;
  • Piani formativi aziendali finanziabili tramite Avvisi o, per alcuni fondi, ricorrendo al Conto formazione e/o individuale aziendale costituito dalle risorse accantonate.

Tutte le iniziative formative che proponiamo,  possono essere finanziabili dai Fondi Interprofessionali, direttamente tramite voucher oppure progettate ad hoc, sulla base delle specifiche richieste dell’impresa e presentate come Piano Formativo Aziendale per nome e conto dell’azienda richiedente.

Come si aderisce ad un Fondo Interprofessionale?

  • Per aderire ai Fondi Interprofessionali è necessario scegliere nella “Denuncia Aziendale” del flusso UNIEMENS aggregato (ex DM10/2), all’interno dell’elemento “Fondo Interprof”, l’opzione “Adesione” inserendo il codice del Fondo Interprofessionale e il numero dei dipendenti interessati all’obbligo contributivo.
  • L’azienda inizia ad accantonare i Fondi Interprofessionali dal mese di competenza della Denuncia Aziendale (ex DM10/2) nel quale è stato inserito il codice del Fondo Interprofessionale scelto.
  • L’adesione a un Fondo Interprofessionale è unica e non va rinnovata ogni anno.
  • L’adesione a un Fondo Interprofessionale non comporta alcuna spesa aggiuntiva per l’impresa.

Ecco un elenco dei Fondi Interprofessionali istituiti e a cui è possibile aderire, in base ai settori operativi aziendali

Fond.E.R
Fond-Artigianato
Fon.Coop
Fondimpresa
Fondo Dirigenti PMI

FAPI
FONDIR
FOR.TE
Fondirigenti
FON.TER
Fondoprofessioni
Fon.Ar.Com.
For.Agri.
Fondazienda
Fondo Banche Assicurazioni
Formazienda
Fonditalia
Fondo Formazione Servizi Pubblici

 

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Finanziamenti e agevolazioni per le PMI. Bandi e Opportunità

Lug , 2015,
esseti
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finanziamenti1Opportunità di finanziamenti e agevolazioni alle imprese anche micro, da Stato e regione. Prossime scadenze.

Fonte: Regione Toscana

La Regione Toscana ha messo a disposizione una Guida on line per orientare le imprese verso le opportunità di Co-finanziamento, agevolazioni fiscali, incentivi e semplificazioni messe a disposizione dalla Regione e dallo Stato. La Guida online dei bandi aperti per le imprese fornisce un accesso diretto ai singoli bandi per incentivi e co-finanziamenti emessi dalla Regione, dal Ministero dello Sviluppo economico (Mise) e dall’Europa, aperti e di prossima scadenza, nei diversi settori produttivi e di gestione aziendale. Contiene inoltre le agevolazioni fiscali, le agevolazioni per assunzioni lavoratori, le semplificazioni introdotte dal Governo per le imprese.

Una delle opportunità offerte dalla Regione Toscana, attraverso l’utilizzo dei Fondi POR Creo FESR e PRSE, riguarda la realizzazione di progetti di investimento per l’innovazione delle MPMI da attuarsi con l’acquisizione di servizi qualificati come definiti nell’allegato “Catalogo dei servizi qualificati per le imprese toscane – Aree A e B” approvato con decreto 4983 del 05/11/2014.

Le presentazioni delle domande di finanziamento sono aperte dal 15 gennaio 2014 al 30 aprile 2015 e successive aperture semestrali con  scadenza 31/10  e 30/04 di ogni anno.

Possono presentare domanda le Micro, Piccole e Medie Imprese (MPMI), in forma singola o associata in ATS, ATI, Reti di imprese senza personalità giuridica (Rete-Contratto), Reti di imprese con personalità giuridica (Rete-Soggetto), Consorzi esercitanti un’attività identificata come prevalente rientrante nei  Codici ATECO ISTAT 2007 specificati dal Bando.

I Progetti di investimenti dovranno realizzarsi nell’ambito di specifiche priorità tecnologiche

ICT e FOTONICA
FABBRICA INTELLIGENTE
CHIMICA e NANOTECNOLOGIA

I Progetti e gli investimenti che l’Impresa intende realizzare  e per i quali sono staziati i finanziamenti sono specificati per ogni tipologia di servizio ed in relazione alle dimensioni dell’impresa. Riguardano sia l’investimenti materiali che immateriali. E’ indicato l’investimento massimo ammissibile, che comunque non può superare € 50.000,00 anche nel caso di acquisizione di due tipologie di servizio. L’ investimento minimo ammissibile varia in relazione alle dimensioni dell’impresa come segue:
microimpresa Euro 10.000,00
piccola impresa Euro 12.500,00
media impresa, consorzi, ATI/RTI e contratti di rete Euro 20.000,00

La copertura del finanziamento, ad approvazione del Progetto rpesentato, potrà riguardare tutte le spese sostenute dalla data successiva alla presentazione del progetto. Per la prossima scadenza del 31 Ottobre 2015, varranno quindi tutte le spese sostente e opportunamente documentate a partire dal 1 Novembre 2015.

Attraverso questo Bando, le Imprese Toscane possono avere un effettivo sostegno alla realizzazione di investimenti in Innovazione e Servizi ICT volti all’integrazione operativa e informatica tra l’impresa e i suoi clienti. In questo ambito rientrano servizi di CRM e CEM e in generale, tutti i processi di adeguamento tecnologico che consentono di agevolare e migliorare la conoscenza del mercato e favorire la fidelizzazione con il Cliente e promuovere la comunicazione e il brand sul mercato.

I nostri consulenti sono a disposizione delle Imprese interessate, per valutare le soluzioni di investimento e la fattibilità dei Progetti.

Contattaci per maggiori informazioni

Normativa trattamento cookies. Entro il 3 Giugno 2015 i siti dovranno adeguarsi

28 Mag , 2015,
esseti
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cOOKIES_Privacy Policy: adempimenti per tutti i siti web. Cookies, Informative Privacy e Dati Aziendali

Fonte: Garante Privacy

Il Garante della privacy,  al termine di una consultazione pubblica  seguita alla pubblicazione del provvedimento n.  229 dell’8 maggio 2014,  ha stabilito la necessità di adottare procedure di adeguaemnto dei siti internet  per rendere agli utenti l’informativa on line sull’uso dei cookie e ha fornito indicazioni per acquisire il consenso, quando richiesto dalla legge.

Le indicazioni fornite specificano che ogni sito internet dovrà avere la una sorta di banner informazioni agli utenti nel quale dovranno essere chiariti tutti gli aspetti relativi all’utilizzo dei cookie e allo stesso tempo dare la possibilità di scegliere quali cookie autorizzare.

Entro il 1° giugno 2015, tutti i siti web dovranno essere in regola con l’informativa e il Consenso sull’uso dei Cookies.

Tale onere ricade sui Proprietari dei siti che nel caso non avessero provveduto ad adeguare il sistema informativo secondo le prescrizioni normative o non le abbiano completate in modo conforme potrebbero incorrere in una sanzione da parte dell’Autorità Garante, per una somma che va da 6.000 a 36.000 euro.

E’ bene ricordare che affidarsi a strumenti automatici che creano una privacy policy standard, modificando soltanto alcuni campi non garantisce un’attenta e sicura rispondenza a quanto la legge prevede.  Un privacy policy generator non riuscirà mai a creare un’informativa sulla privacy completa e personalizzata.

I cookies sono piccoli files di testo che i siti internet inviano ai browser (Chrome, Firefox, Safari, Internet Explorer, ecc) nei quali sono contenuti alcuni dati per essere utilizzati dai siti stessi.
Poichè nei siti possono essere presenti elementi come,  immagini, mappe, suoni, specifici link a pagine web di altri domini che risiedono su server diversi da quello sul quale si trova la pagina richiesta, l’utente può ricevere sul suo terminale anche cookies di siti o di web server diversi (c.d. cookies di “terze parti”).

Pertanto gli utenti dovranno essere informati sull’uso di eventuali cookie che memorizzano i dati di navigazione al fine di impedire/consentire l’installare di cookie per finalità di profilazione e marketing sui terminali degli utenti (consenso informato). I cosiddetti cookie “tecnici” sono parzialmente esclusi da questa normativa, in quanto servono solamente a raccogliere dati a scopo tecnico e di fruizione di un sito e delle sue molteplici funzioni (come ad esempio i dati di login), ma comunque  resta obbligatorio informare della loro presenza e del loro utilizzo.

Nell’ambito della Privacy Policy, la creazione e la gestione dei siti web, richiede inoltre il rispetto di altri adempimenti di pubblicazione, sempre al fine di informare gli utenti sull’utilizzo e il trattamento dei dati che volontariamente o involontariamente vengono acquisiti.

Tutti i siti web dovranno rispondere all’obbligo di pubblicazione online di precisi dati aziendali

Tutti i siti devo contenere informazioni sui dati aziendali: ragione sociale, sede legale, Codice Fiscale e Partita IVA, posta elettronica certificata (PEC), Ufficio del Registro dove si è iscritti, numero Repertorio economico amministrativo (Rea), capitale in bilancio (società di capitali), l’eventuale liquidazione in seguito a scioglimento, eventuale stato di società con unico socio (Spa e Srl unipersonali), società o ente alla cui attività di direzione e di coordinamento la società è soggetta (art. 2497-bis c.c.).

Tutti i siti web dovranno pubblicare un’idonea informativa sulla Privacy

La legge impone la riservatezza dei dati sensibili degli utenti eventualmente lasciati sul sito aziendale. Ogni volta che l’utente, compilando un form di richieste o inserndo i dati di registrazione,  (per iscriversi ad una newsletter, per contattare la società, etc…) dovrà poter esprimere un consenso informato, a seguito della lettura dell’informativa sulla tutela della privacy.

Ti invitiamo a contattarci per saperne di più e valutare insieme le soluzioni necessarie da adottare per adegaure il tuo sito.

Mettiamo a disposizione la nostra esperienza di consulenza in questo ambito, per gestire in maniera specifica la tua Privacy Policy.

 

Dispositivi in dismissione? Come eliminare i dati.

21 Mag , 2015,
esseti
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daticleanCome eliminare dati in modo definitivo, nella dismissione dei dispositivi hardware

Fonte: Kroll Ontrack

La tecnologia corre. Ma i dispositivi restano. Come gestire allora l’eliminazione, dei dati che li contengono? Al termine del ciclo di vita dei computer, molte organizzazioni si ritrovano con hardware non più funzionante oppure da dismettere in quanto obsoleto e non riutilizzabile. Sia che si tratti di recuperare dati da apparecchiature non più funzionanti, sia che si tratti di eliminare dati definitivamente per rispondere ai criteri di sicurezza e privacy, è necessario ricorrere a prodotti e procedure adeguate che consentono di gestire in modo efficace queste situazioni.

In Italia, la legge sulla privacy (D.lgs 196/2003) e il successivo provvedimento del Garante Privacy del 13 ottobre 2008 (G.U. nr. 287, 9 dicembre 2008) stabiliscono l’obbligo di eliminare i dati in modo sicuro da supporti destinati ad essere dismessi, riciclati, smaltiti. La normativa prevede sanzioni penali e civili.

Lo stesso Garante Privacy nell’indicare le possibili misure tecniche idonee per la cancellazione sicura dei dati cita software di sovrascrittura e apparecchi per la demagnetizzazione (degaussing) dei supporti.

Tra i prodotti più interessanti sul mercato, le soluzioni Kroll Ontrack  come, Ontrack Eraser Degausser, rispondono specificatamente a queste esigenze.

Questo prodotto elimina per sempre i dati dai supporti magnetici (anche guasti) per consentire alla tua azienda di gestire il fine ciclo di vita dell’hardware senza rischi, nel pieno rispetto della normativa privacy. È uno dei più potenti strumenti disponibili sul mercato per cancellare hard disk, tape e altri dispositivi di memorizzazione magnetici giunti al termine di vita utile, siano essi funzionanti o guasti. Il processo di cancellazione per demagnetizzazione (degaussing) è rapidissimo, in circa 4 secondi i dati vengono rimossi e l’hard disk è reso inutilizzabile.

Una volta che Ontrack Eraser Degausser ha completato le operazioni di cancellazione, il dispositivo o supporto di memorizzazione è totalmente inutilizzabile.

Se l’esigenza è invece quella di cancellare dati in modo sicuro con la possibilità di riutilizzare gli hard disk, bisogna invece ricorrere all’utilizzo di  prodotti software per la cancellazione sicura.

>> Scopri di più

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